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Parcheggi, chioschi e ombreggi, “Così la Via Verde è snaturata”

Una cinquantina di aree da destinare a strutture tra parcheggi, chioschi, banchi vendita e impianti sportivi, spalmati su 42 chilometri di costa. Numeri che da soli danno l’idea della trasformazione che subirebbero le aree di risulta della Via Verde se dovesse essere approvato il regolamento predisposto dalla Provincia.

Le mappe – quelle che circolano da settembre insieme alla bozza di documento, ma che sono venute fuori solo in questi giorni dopo la protesta delle associazioni – sono state svelate ieri mattina durante la conferenza stampa organizzata da una quarantina di sigle tra sodalizi, aziende agricole e turistiche nella stupenda location di San Nicola, località della costa. Una scelta non casuale visto che proprio da Vasto è partita la mobilitazione che si è man mano estesa a macchia d’olio a tutto il territorio provinciale.

LE MAPPE DELLA DISCORDIA – Lo scenario evocato dalle 42 sigle, delineato da Nicholas Tomeo referente del Forum civico ecologista e da Lino Salvatorelli, presidente dell’Arci è quello di un tratto di costa a rischio di saccheggio e di privatizzazione.

Noi siamo qui a rappresentare una quarantina di associazioni contrarie alla proposta della Provincia sull’utilizzo e gestione delle aree di risulta”, attacca Tomeo, “su 42 chilometri di costa sono previste 53 aree diversamente classificate,  concentrate in due tratti, tra il Trabocco di Ponte Mucchiola e il centro di Fossacesia (ben 33) e tra Trave e Vignola, in numero di 10. Su queste aree   è possibile realizzare parcheggi fino a  500 metri quadri, anche lato mare, in corrispondenza dei Trabocchi, ombreggi, impianti sportivi tra cui campi di paddle e pareti di arrampicata alte fino a 5 metri, campi da calcetto, chioschi e banchi di vendita. Significa che su aree ecologicamente rilevanti verranno aperti varchi e strade, abbattendo la vegetazione a fronte di accessi al mare che rimangono chiusi. La Via Verde è inserita nel sistema delle aree protette della Costa Teatina”, ricorda Tomeo,  “che, ad oggi, non è mai decollato. Stiamo parlando di aree di particolare pregio naturalistico, che avranno delle grosse ripercussioni se dovesse passare questo regolamento. Se i privati decidono di fare parcheggi come arriveranno le auto dalla Statale? Non solo attraversando perpendicolarmente la ciclabile, ma percorrendola per un centinaio di metri evidentemente. Non vediamo altre soluzioni”.

CONTRARIETA’ MA ANCHE PROPOSTE – “Non siamo quelli del no a tutti i costi”, incalza Salvatorelli, “non siamo contrari ai servizi lungo la Via Verde che attraversa decine e decine di chilometri di territorio urbanizzato. Siamo favorevoli a punti di ristoro, piccole officine e a tutte quelle strutture che si coniugano con il cicloturismo. Anche i servizi igienici ci devono stare, non certo quei cubi di cemento vista mare che stiamo vedendo in questi giorni, ma bagni realizzati con architettura eco-sostenibile”.

PROCEDURA SBAGLIATA – Le associazioni entrano anche nel merito del procedimento avviato dalla Provincia. “Sono obbligatori valutazione ambientale strategica e valutazione di incidenza ambientale”, insiste Tomeo, “con specifiche analisi e produzione di elaborati, oltre a percorsi di partecipazione di una pluralità di enti  con competenze ambientali, a partire dal Ministero dell’Ambiente, nonché della popolazione che ha la possibilità di fornire osservazioni che devono essere valutate dagli organi competenti e non certo dalla Provincia”.

Anna Bontempo (Il Centro)

 

 

 

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