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Italia Nostra: “I trabocchi non si toccano”

I trabocchi sono un elemento caratteristico del paesaggio della nostra costa, trasformarli in ristoranti significa sacrificare una importante risorsa per gli interessi economici di pochi”. Italia Nostra torna a ribadire la propria contrarietà alla legge regionale n.7 del 2019 che prevede la riconversione delle antiche macchine da pesca in ristoranti sull’acqua, fino ad un massimo di 160 metri quadri di piattaforma, 50 metri quadri per bagni, ripostigli ed eventuale cucina,  e con una ricettività massima di 60 persone.

L’occasione per manifestare il proprio dissenso è stato l’incontro della Commissione assetto ed utilizzo del territorio convocato da remoto dal presidente Marco Marra (Pd) e per l’occasione allargato alle organizzazioni di categoria, Cna, Confcommercio e  Confesercenti e alle associazioni riconosciute a livello nazionale. Oltre ad Italia Nostra erano presenti anche Arci, Fai, Cai, Unesco, Wwf e Legambiente.

“Italia Nostra è stata l’associazione che più delle altre si è opposta fin dall’inizio alla legge regionale”, ricorda il presidente della sezione locale, Davide Aquilano, “esprimendo contrarietà sia per motivi legati al paesaggio, sia per ragioni di sicurezza. Non è pensabile sacrificare una importante risorsa paesaggistica per gli interessi economici di 2/3 traboccanti che lavorano 3 mesi l’anno e danno occupazione a poche decine di persone. Chi questa estate  è venuto a Vasto per la Via Verde ha avuto l’occasione di scoprire un territorio ricco di peculiarità paesaggistiche, tra cui i trabocchi che sono un elemento distintivo della nostra costa. Ragionare solo in termini di economia di saccheggio è una visione miope ed egoista. Gli altri aspetti su cui si basa la nostra contrarietà sono la sicurezza e i servizi igienici”, prosegue il presidente di Italia Nostra, “i trabocchi sono stati concepiti e strutturati dai nostri pescatori come macchine da pesca per ospitare al massimo 10 persone, mentre oggi ne contiamo mediamente dalle 50 alle 80, fino ad arrivare a punte di 100/120. Stiamo parlando di strutture poco stabili fatte di legno e ferro. Se non vogliamo che si ripetano tragedie simili a quella di Rigopiano preoccupiamoci anche dell’aspetto legato alla sicurezza. Altro problema che abbiamo sollevato è quello relativo ai servizi igienici. Dove vanno a finire gli scarichi?”, conclude Aquilano.

 

 

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