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La comunicazione è sicurezza e legalità, parte la collaborazione tra Polizia e giornalisti

Supportare le forze di polizia nell’attività di comunicazione e migliorare la conoscenza dei fenomeni criminali da parte dei giornalisti. Con questo duplice obiettivo è stato siglato a Roma, presso la Sala De Sena della direzione centrale della polizia criminale, un protocollo d’Intesa tra il vice direttore generale della Pubblica Sicurezza, prefetto Vittorio Rizzi, e il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Verna.

L’accordo voluto ed incoraggiato dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, ha durata biennale e mira alla attività formativa quale snodo strategico sia per le forze di polizia che per i giornalisti.

Il protocollo prevede, infatti, la partecipazione gratuita e reciproca ad incontri di studio o di ricerca, corsi e seminari organizzati rispettivamente dal Consiglio Nazionale e dalla Direzione centrale della polizia criminale, aperti a funzionari e ufficiali delle Forze di Polizia e a giornalisti iscritti o appartenente all’Ordine.

«Assistiamo ad una polverizzazione delle notizie, ha spiegato il prefetto Rizzi, spesso senza l’intermediazione professionale di un giornalista, e questo può creare disinformazione. Siamo convinti che la sicurezza passi anche attraverso la comunicazione, che deve essere vera, tempestiva ed efficace».

L’intesa si colloca, più in generale, nella collaborazione già esistente per il contrasto al fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, tema seguito proprio dal Centro di coordinamento presieduto dal ministro dell’Interno e che ha un suo organismo permanente di supporto, presieduto dal prefetto Rizzi, di cui il protocollo appena siglato rappresenta un’importante iniziativa.

Il fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti, infatti, ha registrato nel biennio 2018 -2019 un aumento del 19,2%, passando dai 73 del 2018 agli 87 episodi del 2019 e la tendenza è confermata anche per il 2020, dove i casi registrati al 16 settembre 2020, ammontano a 114, superando gli 87 eventi rilevati l’anno passato.

In particolare, gli atti intimidatori riconducibili alla criminalità organizzata rappresentano una quota al di sotto del 20% del totale dei casi (19% nel 2018; 18% nel 2019 e 15,8% nel periodo considerato del 2020). I contesti socio/politici e gli altri contesti appaiono, infatti, essere alla base della gran parte delle minacce rivolte ai giornalisti.

Le regioni dove si registra il maggior numero di eventi sono Lazio, Sicilia, Campania Calabria e Lombardia, dati che restano sostanzialmente confermati sia per il 2019 che per il 2020.

Nel 2018 e 2019 circa un quarto delle intimidazioni è pervenuta via social network (24% per il 2018 e 23,5% per il 2019), mentre per il periodo considerato dell’anno in corso il dato è notevolmente aumentato, attestandosi al 43%.

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