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Punta Aderci, la Regione assicura: “I fondi arriveranno”

“La Regione farà la sua parte, non lascerà sola Vasto e la sua riserva naturale”. Etelwardo Sigismondi, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia e capo della segreteria del presidente della Regione, Marco Marsilio conferma la volontà di venire in soccorso di Punta Aderci con lo stanziamento di un contributo economico, la cui entità sarà condizionata ad un piano di interventi per il ripristino ambientale e strutturale.

Stiamo aspettando la quantificazione dei danni subiti dalla riserva dopo l’incendio del 30 agosto”, spiega Sigismondi, “il presidente Marsilio,  durante il sopralluogo compiuto il giorno dopo il rogo, ha chiesto espressamente una stima. La Regione farà la sua parte erogando un contributo economico sulla scorta di un piano di interventi che tenga conto dell’eventuale rimboschimento di specie arboree della macchia mediterranea e del ripristino delle strutture andate distrutte nel rogo. Bisogna anche tener conto del problema del dissesto e delle indicazioni che gli esperti daranno. La riserva di Punta Aderci”, conclude, “ ha bisogno inoltre di controlli per evitare l’abbandono indiscriminato di rifiuti e affinchè episodi del genere non abbiano più a ripetersi”.

Ad occuparsi della conta dei danni è la Cogecstre, la cooperativa di Penne che ha in gestione l’area protetta. Le immagini catturate dall’alto con l’ausilio dei droni  hanno accertato che nel rogo è andata distrutta il 10% della superficie della riserva naturale che si estende su 285 ettari (che diventano 400 con la fascia di protezione esterna), da Punta Penna alla foce del fiume Sinello.

“Stiamo preparando una relazione da inviare al Comune sui danni ambientali e alle strutture”, fa sapere Alessia Felizzi, referente della Cogecstre, “nell’incendio sono andati distrutti la passerella di legno, le bacheche informative, le staccionate e parte delle scalette che dal vialone della zona industriale portano alla spiaggetta di Punta Penna. Deve essere ripristinato anche il laghetto”, aggiunge Felizzi, “lo stagno, diventato habitat ideale per rane e libellule,  era stato creato convogliando le acque di una sorgente naturale”.

Resta il problema della fruizione dell’area protetta che, secondo le associazioni cittadine, deve tornare a svolgere il suo ruolo naturalistico nel rispetto dei luoghi e dell’ambiente.

Anna Bontempo (Il Centro)

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