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Stipendi dimezzati, i sindacati si appellano al prefetto

Denunciano la Fondazione Padre Alberto Mileno “per aver violato ripetutamente le norme contrattuali” e chiedono un incontro al Prefetto di Chieti, Giacomo Barbato, chiamato in causa al fine di avviare le procedure di conciliazione per la risoluzione della crisi in atto. Cgil, Cisl e Uil tornano alla carica dopo l’assemblea straordinaria convocata venerdì scorso al termine della quale hanno dichiarato lo stato di agitazione per il taglio del 50% allo stipendio di gennaio  dei circa 300 dipendenti della struttura privata.

La Fondazione è titolare di un Centro di riabilitazione, una Casa di cura, un Centro Fisioterapico, strutture socio-sanitarie e offre programmi riabilitativi residenziali, semi-residenziali, ambulatoriali e domiciliari. Lo stato di agitazione interessa tutto il personale.

“Senza alcuna informazione preventiva e comunicazione l’amministrazione della Fondazione ha corrisposto lo stipendio relativo al mese di gennaio al 50%, richiamando alla memoria una situazione simile che i lavoratori hanno già vissuto in maniera drammatica negli anni 2014-2015, quando rimasero senza stipendio per quasi quattro mensilità consecutive”, ricordano Daniele Leone,  Antonio Del Casale, Camillo De Felice, Sergio Argentieri e Donato Tricase della Rsa che insieme ai segretari provinciali Giuseppe Rucci, Domenico Fecondo e Vincenzo Traniello hanno firmato la  nota indirizzata al Prefetto Barbato, al direttore generale della Asl, Thomas Schael e all’assessore regionale alla sanità, Nicoletta Veri,è tuttavia necessario evidenziare che la condizione attuale appare molto più complicata della precedente crisi economico-finanziaria del 214/2015, per cui all’orizzonte si prospetta uno stato di rischio oggettivamente grave e, per il momento, privo di soluzioni certe e sicure. Questa pesante problematica”, proseguono i sindacalisti, “va ad aggiungersi ad altre problematiche che attengono al corretto svolgimento delle attività quotidiane di assistenza al malato da parte degli operatori, relativamente a carichi di lavoro, dotazioni organiche di personale ai minimi  e che non tengono nella debita considerazione la diversità del bisogno e delle diverse patologie dei pazienti/utenti. Riteniamo che i terapisti svolgono un numero maggiore di trattamenti settimanali”.

I rappresentanti di Cgil, Cisl  e Uil chiedono un incontro al Prefetto.

Anna Bontempo (Il Centro)

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