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Farmaci scaduti ai pazienti, 8 mesi a un medico

E’ stato assolto dall’accusa di utilizzo di una casa privata come clinica abusiva, ma è stato condannato a 8 mesi per l’utilizzo di alcuni farmaci scaduti. La sentenza di primo grado è stata emessa dal giudice monocratico del Tribunale di Vasto, Stefania Izzi a carico del dott Antonello Silvestri, 58 anni. Il suo difensore, l’avvocato Sergio Lapenna annuncia il ricorso in appello e auspica la completa assoluzione.

Il medico 58enne era accusato di aver utilizzato farmaci scaduti nel corso di prestazioni di chirurgia plastica. Prestazioni che avvenivano non solo in un’abitazione nei pressi nelle campagne di Scerni, ma anche in una casa del quartiere Romito-Vittoria di Firenze, dove aveva allestito due sale operatorie ritenute carenti dal punto di vista strutturale.

Il processo si è concluso dopo un anno e dall’istruttoria è emerso che entrambi gli studi erano in disuso da anni, come dimostrano le datazioni dei moduli per i consensi informati rinvenuti dai NAS nel blitz del 2014. 

Sull’utilizzo recenti dei due studi professionali e sui trattamenti descritti nei moduli per i consensi informati, in passato, siano stati eseguiti in tali ambienti non è emerso nulla. Rinvenute dai Nas solo attrezzature comuni ad ogni studio medico.  Il Tribunale ha dunque dichiarato non doversi procedere per il reato ipotizzato di clinica abusiva.

Per quanto riguarda invece i “farmaci scaduti” la difesa ricorrerà in appello. “Il fine è dimostrare non solo che si trattava per lo più di creme idratanti, (nessuna perizia è stata mai fatta per accertare la natura farmacologica dei contenitori) ma, soprattutto che non erano destinati alla somministrazione ai pazienti,come dimostrano lo stato di assoluto abbandono dei due studi e la scadenza remotissima dei prodotti“, dichiara l’avvocato difensore che conclude Si è sempre trattato di due stanzette con una scrivania e un lettino. Nessuna clinica milionaria. Fantasiosa anche l’ipotesi degli interventi di mastoplastica, rinoplastica e rifacimento di seni, impossibili da praticare in un ambiente domestico. Vista l’evoluzione della vicenda. Il dottore sta decidendo se inoltrare denuncia per calunnia nei confronti dei denuncianti”.

Paola Calvano

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