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Vasto al tempo del “Buchi-buchi”

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Leggendo nelle ultime settimane sulla chiusura di alcuni locali storici di Vasto, mi è tornato alla mente un vecchio articolo pubblicato nel dicembre del 1952 sulle pagine del periodico Histonium, diretto dal compianto Espedito Ferrara, dal titolo “Buchi – buchi”.

Parafrasando il famoso ballo nato negli Stati Uniti nel 1910, il boogie-woogie, l’articolista analizza con piglio ironico lo strano fenomeno che coinvolge i negozi del centro, con suddivisioni dei locali per creare altri negozi. A parte qualche eccezione le attività diventano sempre più piccole, quasi dei buchi “per il miraggio di un po’ di fitto mensile a danno dell’estetica cittadina e del decoro personale“.

C’è una danza moderna, abbastanza in voga, che il popolo chiama lu buche-buche“, si legge sulle colonne del periodico vastese, “Ebbene crediamo che lu buche-buche sia nato qui a Vasto, dove si balla principalmente nella vecchia Corsea“. La sera il corso è il luogo del passeggio e del pettegolezzo, ma ogni mattina non mancano le sorprese e si notano calce, muratori e scale. Che succede? “Si apre un nuovo buco… cioè un nuovo negozio, ridotto alle dimensioni d’una scaricarèlle. Un buco qui, un buco là… buchi, buchi dovunque… E poi bucolini particolari, particolarissimi altrove“.

E qui segue una lunga carrellata di negozi, che riportiamo integralmente, che ci riportano indietro nel tempo e ci ricordano nomi e locali ormai scomparsi: “Così assistiamo al piacere di vedere ridotto a tre buchi il negozio di M. Vinciguerra, a due buchi il Bar Martone, a due buchi il negozio di C. Anelli, a due buchi ancora la cappelleria Stella, già ridotto a due buchi il Bar una volta Cortolungo e… e speriamo che la serie non sia finita, altrimenti si perderebbe la sumènde dei buchi. Resistono finora agli allettamenti della moderna danza la Gioielleria Marrollo che allinea le sue vetrate ingioiellate come un bel petto fiorente di primavere, le Calzature Giuseppe Marino, che espone una mostra sempre ricca e sempre varia offrendovi la possibilità di muovervi internamente con disinvoltura e comodità; la Casa della Lana di L. Anzivino, già della drogheria F. Martone, mentre l’amico Nicola Marino sta studiando la nuova toletta del suo negozio per renderlo, non ne dubitiamo, fresco e giovanile. E resistono inoltre alla tentazione la Casa Elettrica Bassi, ricca di apparecchi radio e di lampade per i vivi e i morti e il negozio signorile dei Tessuti Sasso adorno di mannequins spesso seduttori“.

Lino Spadaccini (noi vastesi)

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