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Uccise la sorella, D’Aponte fugge dalla casa lavoro

E’ fuggito dalla casa lavoro di Vasto Alfonso D’Aponte, il pastore di 55 anni che uccise la sorella Anna nel 1997. L’uomo, originario di Montoro (Avellino), è attualmente sottoposto a una misura di sicurezza: tecnicamente non è un detenuto ma un internato e, di conseguenza, non si può parlare di evasione. In ogni caso, lo scorso 19 agosto, dopo un permesso premio, D’Aponte sarebbe dovuto rientrare a Torre Sinello. E invece è sparito nel nulla: adesso le forze dell’ordine gli danno la caccia.

L’ultima volta è stato visto nella fattoria Isola Felice di Casalbordino, dove doveva trascorrere i tre giorni di licenza concessi dal magistrato di sorveglianza. La notizia della fuga è trapelata solo ieri. E l’ipotesi è che il pastore possa essere tornato nella sua terra di origine.

D’Aponte è considerato “pericoloso per la società”: 22 anno fa uccise la sorella appena maggiorenne. Per il delitto, fu condannato a 18 anni di carcere, già scontati. Un omicidio che lo stesso Alfonso confessò ai pm: la sorella, stando alla sua versione, aveva iniziato a seguire cattive compagnie e lui era contrario. Nacque così la lite nel corso della quale soffocò la ragazza. Durante il processo, fu sottoposto anche ad una perizia psichiatrica che accertò la sua capacità di autodeterminarsi.

Secondo gli inquirenti, però, il suo obiettivo è stato sempre uno solo: ottenere tutta l’eredità. Proposito che ha tentato di portare a termine anche nel dicembre del 2012 quando è uscito con un permesso premio dal carcere di Sulmona, dove stava scontando la pena.

Stando alla ricostruzione dei carabinieri del comando provinciale di Avellino, non appena libero, ha raggiunto l’Irpinia e, in quella circostanza, ha cercato di ammazzare anche suo fratello Lucio. Solo l’intervento di Antonio, un altro fratello, che si trovata a passare casualmente, ha evitato la tragedia.

In un primo momento, “l’evento era apparso come una rissa scoppiata per futili motivi“. Ma la verità, sostengono sempre i militari dell’Arma, era venuta fuori grazie a settimane di intercettazioni telefoniche e al racconto di alcuni testimoni.

Per l’aggressione ai due fratelli, in primo grado, Alfonso D’Aponte è stato condannato a 4 anni di carcere perché il reato è stato derubricato in lesioni gravi. Ha trovato conferma, dunque, la tesi dell’accusa secondo la quale era stato lui a scatenare la zuffa nella stazione ferroviaria di Montoro Inferiore, ferendo i fratelli con calci, pugni, morsi e alcune pietre racolte tra i binari. Per la difesa, invece, erano stati i suoi fratelli a tendergli un agguato.

Il resto è storia recente: dal 19 agosto Alfonso ha fatto perdere le tracce, gettando nel panico i suoi familiari.

Gianluca Lettieri (Il Centro)

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