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Come iniziò la devozione per San Michele

La Festa di San Michele Arcangelo, protettore della Città del Vasto, è solennizzata con grande pompa, a riconoscimento dei miracolosi prodigi del Santo. La statua viene portata in processione attraverso le strade cittadine e fervide sono le preghiere della novena composta dall’arciprete Suriani. La preghiera del settimo giorno ricorda particolarmente alla memoria del popolo la serie dei disastri che si abbatté su Vasto.

Il tempio, modesto alquanto, adorno di sculture ed ori, testimonia con quanta devozione il popolo tutto contribuì alla sua edificazione. La forma ottagonale della cappella, che si mantenne tale fino al 1838, possiede un annoso olmo al fianco ed una croce di legno ruvido, entrambi antichi quanto la stessa cappella. L’altare maggiore reca fregi e lavori in legno dorato che si innalzano fino alla volta e comprendono una nicchia contenente la statua del Santo pure in legno. Nelle nicchie delle pareti vi sono sei statue in legno dorato, rappresentanti gli altri arcangeli. Una campanella pende, rivolta ad oriente, dal muretto estremo della cella.

Ci narra il Marchesani nella sua “Storia di Vasto” che Carlo De Vecchis, che aveva l’ufficio di Vicario Foraneo, fu il primo a gettare nelle fondamenta ottagonali un mattone sul quale era scolpita la croce e la sigla SMA. Incastrata stava al mattone una pietruzza della Basilica del Monte Gargano, ed una lamina di piombo, sulla quale leggesi che il 19.3.1657, essendo Pontefice Alessandro VII, era stata posta la prima pietra fondamentale già benedetta. Altri mattoni con simili iscrizioni l’Arciprete di Santa Maria, il Vice Marchese ed il Mastrogiurato vi collocarono: in ultimo il predicatore quaresimale Pietro da Lucera Cappuccino molte medaglie benedette di diversi santi dentro quelle fondamenta rinchiuse. L’Arcangelo San Michele era acclamato protettore di Vasto già pubblicamente, quando la peste incalzava nel territorio di San Severo, Sannicandro, Lucera e Lesina, e, dopo le distruzioni arrecate a Vasto dai terremoti del 30 luglio 1627 e del 25 e 26 luglio 1805, che scossero la città a tal punto da obbligare gli abitanti a bivaccare per le strade. Lo scoscendimento del marzo-aprile 1816,la carestia del 1817 e l’epidemia del 1818,infervori l’amore dei cittadini con la devozione per il Santo per la preservazione del colera del 1836 e 1837, “in memoria della quale – scrive il Marchesati – si sospese alla Statua dell’Arcangelo un medaglione d’argento pesante circa once 3 ov’è inciso “La fedelissima città di Vasto al glorioso protettore San Michele Arcangelo,ai 31 dicembre 1836”.

La sanzione di Roma avvenne nel 1827 e nel giugno 1849 il Pontefice concesse che il giorno 29 settembre fosse considerato a Vasto festa di doppio precetto.

Le elemosine raccolte dalla cittadinanza servirono a restaurare il tempio e la statua di San Michele. Alla spada di legno fu sostituita una d’argento lavorata a Vasto; il capo venne cinto da un elmo pure d’argento fatto venire da Napoli,mentre un ricco mantello adorna le spalle.

La solennità religiosa richiama dalle più lontane contrade i devoti e non mancano per l’occasione, darsi convegno le più famose bande musicali e noti cantanti, mentre i rinomati maestri dell’arte pirotecnica fanno a gara nei famosi fuochi. Gioiosamente festosa è l’atmosfera creata dalle variopinte luminarie.

Così tra il sacro ed il profano, il ricordo e la devozione per il protettore della Città, si mantiene vivo nel cuore degli uomini.

Giuseppe Catania

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