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“Siamo come la terra e il cielo”, ultima silloge di Mario Mangiocavallo

Da pochi giorni è in libreria l’ultima silloge di Mario Mangiocavallo “Siamo come la terra e il cielo” con prefazione di Tito Spinelli. La copertina è di Gabriella Ricci. l’edizione a cura di Renato Cannarsa.  Spinelli nella prefazione coglie la profondità del messaggio poetico di Mangiocavallo.

PREFAZIONE di Tito Spinelli. Le valutazioni attestate, i riconoscimenti premiali conseguiti nei certami poetici da parte di Mario Rolando Mangiocavallo, originario di Cagnano Varano, inducono a soffermarsi con la dovuta attenzione su questa sua ultima silloge, Siamo come la terra e il cielo, coronamento di un lungo e impegnativo percorso.

Esplicitata in varie raccolte, la poesia del Nostro, si manifesta secondo un sensibile decorso delle ingiunzioni dell’anima: temporale per gli istanti rappresi in perifrasi e in allegorie che di colpo si concretano e si valorizzano con accorti stilemi su una linea di frequenza che parrebbe, a un primo impatto, prosodica modulazione, accolta in una trama per addizione di immagini, la cui duttilità attinge a forma accreditata entro un itinerario talvolta monodico, talaltra di pieno empito.

Il tutto però filtrato con perizia, in una specie di concorrenziale retablo poetico calibrato secondo il corto e il lungo del verso libero, quasi a seguire stacchi di nota e di colore.

Dietro tutto questo un retroterra culturale che si dispensa in tecnica per salvaguardare un procedimento personale mai scalfibile per qualche sovvenenza inclusiva, né tanto meno flessa su di un tasto di uno psicologismo troppo esposto, l’autore rimanda la soggettività nell’immagine all’acquisizione non peritura del dato ispirativo, mediato tra l’induzione del reale e la sua definitiva modalità scrittoria.

Il taglio delle liriche, accreditato col verso libero, tende a riequilibrarsi in serrato confronto con le movenze del recupero ora memoriale ora della subitanea irruzione dell’evento.

L’indulgenza dello spirito vi è partecipe a pieno titolo, per cui, a vario esito, le poesie del pugliese (ma vastese per adozione cittadina) sono il suffragio di entità ispirative (non escluse neppure quelle religiose) incanalate tutte entro una procedura stilistica pressoché immutabile per essere poi trasferite entro un circuito evocativo che corrisponde per la quasi totalità a una suggestiva cifra personale; sicché il tono malinconico, lungi dall’essere un personale contrassegno, si compiega invece in forme sostenute da una pluralità di apporti lessicali, demandati a realizzare la felice osmosi dello specchio dell’anima trasmutato in parole, e raggiungere così un modo di riscontro ex corde. Ovvero l’io di quel tratto epifanico nel quale qualsiasi profittevole ricordo o emozione si mutua nel traslato poetico. Di qui il mutamento semantico di talune corrispondenze lessicali attraverso le quali i versi, in alcune composizioni, si sciolgono dalla personale emozione per approdare a una entità altra, in cui i vocaboli si dipartono dall’uso comune per rivestirsi di una varietà raffigurativa all’interno di una tessitura compositiva nobilitata dall’assenza di un tempo emotivo concluso a favore di altro dilatato ed in raccolta vitalità locutoria, che è in definitiva il felice riscontro della sua inventio per una nuova e felice turbativa dell’eloquio poetico.

La stessa elaborazione suggerisce l’immediata complicità col lettore allorché si dilata una inquadratura panoramica che si qualifica come istante epifanico dell’anima di fronte a un momento rivelatore, come in questo caso: Oh, immutabili radure e mari d’erba / colmi di luna e di dolci addii / che di fiume in fiume a lei giungevate /su colmi navigli. [Ora che non sei qui]. Mentre un frammento di più asserita compenetrazione ci avverte di uno stato d’animo che può volgere a una cifra autoconsolatoria: Io, piccolo nel mistero, / tanto più minuto /quanto più ad esso somigliante, volteggio con l’universo / nel vento /con la luna all’occhiello. [Con la luna all’occhiello]. E altrove, con sobrietà esistenziale espunge una forma di consolatio rivolta a se stesso e alla circolarità degli accadimenti che possano risolversi in pacata saggezza: La vita io la prendo per mano; / non si spezza il suo filo aggrovigliato / che mai si perde nell’ora lenta dell’anima. [La vita la prendo per mano]. Perciò, a lettura ultimata delle sue liriche si può affermare che lo scrittore pugliese risolva il suo lirismo in un fitto circuito di evocazioni, ancorché espulse nell’affannoso avanzare dei giorni e che tuttavia si riappropriano, nelle loro sequenze, con una forza dapprima pausata e poi sempre più apertamente orchestrata, con distinti indizi che residuano oltre l’eco della complice lettura.

Mario Rolando Mangiocavallo, nato a Cagnano Varano (Fg) nel 1956, risiede a Vasto (Ch), dove

svolge con grande impegno e dedizione l’attività di fisioterapista della riabilitazione. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nei vari Concorsi letterari, a cui ha partecipato in questi anni.

Ricordiamo in particolare: Casentino (Edizioni  ’82, ’83, ’84, ’85), Premio S. Valentino, Gargano 1984 (primo

classificato), Michele Lentini di Mottola (Ta) (1990), Marca D’Aleramo di Cengio (Sv), Città di Cupello (1998), Città di Salò 2005, Franco Bargagna 2006 e 2007, Giovanni Gronchi di Pontedera (2007), Roberto Magni di Rivallo (2008, 5° Premio ex-aequo e 2009, 2° Premio ex-aequo), F. Bargagna di Pontedera (2009, 6° Premio ex-aequo).

Nel 2011 ha vinto il 1° Premio Assoluto al Concorso “Peter Russel” di Napoli. Nel 2012 i premi sono stali: Media ed Educazione di Isernia (1° Assolulo), Premio Europeo di Arti Letterarie Via Francigena, Mille anime di Pulcinella di Napoli, Memorial Giovanni Cocozza di Napoli, Città di Martinsicuro (3° assolulo). Ha avuto varie segnalazioni all’Estatissima Casalese. Nel 2013 ha ricevuto: Premio “Franco Bargagna” (5° classificato), Premio “I segreti dell’animo” di S. Martino in Pensilis (Cb), 2° assoluto, Premio “G. d’Annunzio” di Città Sant’Angelo (Pe), 4° as soluto. Nel 2015 ha avuto due importanti successi: 1° Premio Assoluto al Conc. “Città di Martinsicuro” e 4° Premio ex-aequo al Concorso Internazionale “Targa Marcocci” di La Spezia. Nel 2016 gli è stata assegnala la Menzione d’Onore al Premio Internazionale “Pegasus” Città di Cattolica. Nel 2018 ha ricevuto il Premio “G. d’Annunzio” di Città Sant’Angelo (Pe), 3° classificato.

È presente in varie antologie di premi letterari ed è inserito nella “Storia della Letteratura Italiana del XX secolo” (Ed. Helicon, Arezzo). È stato collaboratore del settimanale vastese Riforma Liberale. Ha pubblicato Tralci dei ricordi (Ed. Cannarsa, 2005), con prefazione del prof. Luigi Alfiero Medea, che ne ha evidenziato gli afflati lirici e il pregnante contenuto, e Senza Confini (Ed. Cannarsa, 2009). All’Histonium 2002 ha ricevuto il Premio Speciale del Presidente, mentre all’edizione del 1992 gli è stata assegnata la Segnalazione di Merito. Ottime le sue affermazioni: all’Histonium 2003 ha vinto il 4° premio ex-aequo; all’Histonium 2004 gli è sialo as  segnato il Premio Speciale Unico per la Poesia sulla Ricerca Esistenziale; all’Hisf-onium 2010 ha vinto il 2° Premio Assoluto; all’Histonium 2005, 2006, 2007, 2011, 2012, 2013, 2014 e 2015 ha vinto il Premio Speciale della Giuria. Brillanti i suoi piazzamenti all’Histonium 2008 e all’Histonium 2017 nei quali ha vinto il Premio Speciale Unico per l’Abruzzo con la poesia a tema libero.

L’affermazione più bella l’ha avuta all’Histonium 2009, dove ha ritirato il prestigioso “Histonium d’Oro per Meriti Letterari”, ma particolarmente importante è stata la partecipazione all’edizione del 2018, dove ha rilirato il prestigioso “Trofeo della Cultura – Histonium alla Carriera”. Significativa anche la presenza all’’Histonium 2016, nella quale si è classificato al 3° posto ex-aequo nella poesia a tema libero.

Sul blog “Noivaslesi” sono usciti alcuni articoli che approfondiscono la sua poesia, a firma di Giuseppe Catania.

Noivastesi

 

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