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Pilkington, si tenta per la nuova cassa integrazione

Sindacati, lavoratori e responsabili aziendali in cerca di soluzioni per evitare 55 licenziamenti. La crisi non risparmia uno dei colossi industriali del territorio, la Nsg Pilkington. Il presidente di Pilkington Italia, Graziano Marcovecchio e altri dirigenti saranno ricevuti a fine mese al ministero per valutare la possibilità di ulteriori periodi di cassa integrazione. Opportunità che potrebbe essere concessa qualora il territorio venisse inserito nelle aree di crisi. In caso contrario 55 lavoratori saranno rimandati a casa.

Nel corso dell’ultima riunione l’azienda ha ribadito che, sebbene il piano industriale sottoscritto lo scorso 18 giugno proceda secondo quanto previsto e che si stiano installando i nuovi impianti tecnologici più competitivi, restano 55 esuberi. Alla già delicata situazione si aggiungono altri due gravi problemi: il fattore mercato, che registra un calo di oltre il 15% di vendite rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e il fattore tempo.

“I nuovi impianti e le nuove lavorazioni”, ha spiegato l’azienda “saranno attivati non prima della fine dell’anno finanziario 2019-2020 e quindi non potranno riassorbire gli esuberi dichiarati. Questo significa che il numero di esuberi rischia di crescere e, non avendo a disposizione ulteriori ammortizzatori sociali, è necessario aprire la procedura di licenziamento collettivo secondo la legge 223/91″.

A partire dal 24 settembre Pilkington ha quindi confermato di voler procedere con i licenziamenti. I rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Cobas insieme alle rsu di fabbrica hanno espresso forte preoccupazione, ricordando alla dirigenza gli enormi sacrifici fatti dai lavoratori negli ultimi anni.

“Chiediamo nuovamente all’azienda“, annotano i sindacati “di fare tutti gli sforzi necessari affinché si ricarichino le linee produttive, si riqualifichi il personale attraverso una costante formazione, si metta in campo un progetto di “insourcing” e soprattutto si ricollochi il personale laddove vi siano carenze ristudiando anche una nuova organizzazione del lavoro. Invochiamo la riattivazione degli incentivi all’esodo utilizzando la fuoriuscita volontaria di chi può beneficiare dell’opzione “quota 100″. Infine chiediamo, laddove sia possibile di studiare ipotesi di lavoro part time e di intraprendere a livello istituzionale un percorso di verifica per l’applicabilità di ulteriori misure a sostegno del reddito dei lavoratori al fine di evitare i licenziamenti annunciati”.

Nei prossimi giorni si riuniranno gli attivi unitari e si terranno assemblee con tutti i lavoratori per valutare le iniziative da intraprendere.

Paola Calvano (Il Centro)

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