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Fabio Di Lello parla con la madre dopo due anni

Omicidio D’Elisa . Il terzo grado di giudizio è imminente. Fabio Di Lello, il panettiere che il 1 febbraio 2017 uccise con tre colpi di pistola Italo D’Elisa per vendicare la morte della moglie Roberta Smargiassi investita e uccisa da D’Elisa, aspetta quel giudizio con estrema serenità.

Da qualche tempo appare molto diverso dal giovane che accecato dal dolore puntò un arma contro un ragazzo di 21anni uccidendolo. Merito, a giudizio dei suoi legali, gli avvocati Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni , dei medici che lo stanno seguendo e di un sacerdote con il quale ha intrapreso un importante percorso religioso. Ieri( e non accadeva da tanto tempo) ha potuto parlare con la mamma Michelina al telefono. Anche questo passaggio è stato fondamentale per il panettiere vastese che l’estate scorsa ha rischiato di perdere la madre colpita da una grave patologia causata dalla tensione e dal dolore per il dramma vissuto dal figlio.

” Fabio Di Lello”, dice l’avvocato Andreoni ” è un uomo che con estrema serenità attende una nuova fase della vita”. La corte d’Appello d’Assise dell’Aquila il 10 luglio 2018 eliminando l’aggravante della minorata difesa ridusse la condanna per Di Lello a 20 anni, 10 anni in meno del giudizio di primo grado. Non ci fu certo soddisfazione in una sentenza pur sempre di omicidio, ma la famiglia Di Lello apprezzò la comprensione della Corte che capì il dramma psicologico e umano di Di Lello e i problemi sofferti dal trentenne e confermati dalla perizia psichiatrica del giovane.

I difensori di Fabio Di Lello, Giuliano Milia e Pierpaolo Andreoni, hanno continuato nei mesi successivi a far seguire il panettiere da medici qualificati che sono riusciti a trasformare Fabio Di Lello. La ritrovata fede religiosa sta facendo il resto. Di Lello ha ottenuto di parlare ogni primo martedi del mese con la madre e anche questo passaggio è stato importantissimo per lui.

L’omicidio D’Elisa ha distrutto tre famiglie. La perizia psichiatrica su Fabio Di Lello ha raccontato lo stato mentale e il comportamento dell’uomo dopo l’incidente mortale della moglie Roberta Smargiassi. I difensori da 2 anni si battono insistendo sul fatto che a causare l’uccisione di Italo D’Elisa fu la grave depressione diagnosticata al loro assistito durante il periodo detentivo. Una sorta di limbo dal quale grazie alle cure mediche Di Lello sta venendo fuori. E la rinascita della razionalità coincide con la crescita della sofferenza per quanto fatto. Ma è grande e immutato anche il dolore dei genitori di Italo D’Elisa. Loro, silenziosi e riservati, hanno accolto con sgomento la sentenza della Corte d’appello. Ora ripongono le speranze nel terzo grado di giudizio.

Paola Calvano (il centro)

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1 Comment

  1. Federica

    Non è giusto quello che Di Lello ha fatto.

    Ma non riesco a non pensare ad una cosa: oggi Di Lello doveva accompagnare suo figlio all’asilo nido.
    Se non ci fosse stato l’incidente oggi avrebbe portato suo figlio a scuola, o sarebbe andato a prenderlo.
    Moglie e nascituro persi in un secondo. In un colpo solo. Normale che si possa impazzire.

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