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Manifestazioni estive del 2013, tutti prosciolti

Affidare l’organizzazione delle manifestazioni estive senza gara d’appalto non è reato anche se l’importo supera di gran lunga il tetto stabilito dalla legge per gli affidamenti diretti, perché gli spettacoli sono prestazioni “infungibili”. Ruota intorno a questo principio giuridico la sentanza emessa nel tardo pomeriggio di ieri dal Gup Fabrizio Pasquale che ha prosciolto “perché il fatto non sussiste” l’ex giunta guidata da Luciano Lapenna, rimasta coinvolta, insieme a un dirigente comunale e al titolare di un’agenzia di spettacoli nell’inchiesta sulle manifestazioni estive 2013.

Un verdetto che ha colto di sorpresa gli stessi legali, alcuni dei quali, subito dopo la discussione in camera di consiglio, non avevano fatto mistero di aspettarsi un rinvio a giudizio nonostante la insussistenza dei reati contestati.

Le motivazioni del “non luogo a procedere” saranno note fra circa un mese, ma ieri nell’aula di tribunale – dove si sono dati appuntamento le parti – il concetto ribadito più degli altri è stato proprio quello delle “prestazioni infungibili“, cioè non soggette a gara.

L’accusa rappresentata dal procuratore capo Giampiero Di Florio ruotava intorno al pacchetto di manifestaioni affidate nell’estate 2013 dalla ex giunta senza gara d’appalto, nonostante l’importo (170mila euro) fosse di gran lunga superiore al tetto stabilito dalla legge  per gli affidamenti diretti (40mila euro).

Nell’inchiesta, avviata in seguito alla denuncia di un promoter vastese, Stefano Comparelli, erano rimasti coinvolti oltre all’ex sindaco Lapenna, gli assessori della giunta in carica all’epoca dei fatti: Vincenzo Sputore, Nicola Tiberio, Mario Olivieri, Anna Suriani, Luigi Masciulli e Lina Marchesani, il dirigente comunale Michele D’Annunzio e il titolare dell’agenzia Muzac, Nando Miscione.

A carico dell’ex giunta e del dirigente è stato ravvisato il reato di abuso in atto d’ufficio, mentre frode in pubbliche forniture e truffa erano le contestazioni mosse all’imprenditore. Il castello accusatorio è stato smontato dalla difesa rappresentata da un nutrito pool di legali.

Gli avvocati  Marisa BerarducciFiorenzo Cieri, Arnaldo Tascione, Fabio Giangiacomo, Giuseppe Gileno, Sabatino Besca, Salvatore De Simone, Alessio Mucci e Antonino Cerella hanno contestato i capi d’imputazione e dimostrato, carte alle mano, che c’è stata né frode, né abuso in atto d’ufficio. In particolare Cieri e Tascione, difensori dell’imprenditore, hanno prodotto una documentazione attestante che nelle brochure erano previsti degli spettacoli a pagamento.

I legali hanno anche effettuato una sorta di comparazione tra i costi sostenuti nel 2013 e quelli affrontati prima e dopo la stagione incriminata.

Anna Bontempo (Il centro)

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