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L’arte della stampa a Vasto attraverso i secoli

L’Arte della Stampa a Vasto. Un’avventura che risale verso la fine del 1500, quando Virgilio Caprioli impiantò il primo stabilimento tipografico in via del Buonconsiglio, la traversa che prende avvio da piaz­za Virgilio Caprioli.
Egli, infatti, con atto del Notaio De Bartolomeis del 19 gennaio 1598 contrasse il vincolo per un impianto di stabilimento per la stampa delle sue opere (tra cui 1’episodio della Disfida di Barletta che
vide il vastese Riccio de Parma fra i tredici campioni. Italiani opposti ai francesi).
L’accordo venne stipulato con il tipografo Berardino Coppetta.
Nel suo stabilimento Virgilio Caprioli intendeva stampare e diffondere le sue opere e gli studi con­dotti nella sua formazione forense e gli articoli di varia cultura di cui era anche autore. In questo stabilimento tipografico intendeva anche stampare le opere del figlio giureconsulto Costantino. Ma l’impresa tipografica di Virgilio Caprioli non ebbe fortuna, perche stampò un solo volume, di cui era autóre: “Teatrum Juriscivilis Universi”.

Dobbiamo al lancianese Domenico Masciangelo che, nella metà dell’800 venne installato a Vasto una tipogra­fia, grazie anche alle moderne (di allora) apparecchia­ture. Il figlio del Masciangelo, Carlo, proseguì l’attività del padre fino al 1876.

A Vasto vennero installate altre tipografie, tra cui quella nota “Dei Folletti” che era situata in corso del Plebiscito; la tipografia dell’Indicatore Generale del Commercio (1885); la Società Editrice Anelli & Manzitti (1886); La Tipografia Emanuele Pietrocola (l887); L’Editrice Francesco Della Penna (1890); La Tipografia Luigi Anelli (che rilevò la tipografia di Carlo Manzitti) con l’intento di pubblicare tutta la sua ricca produzio­ne letteraria, poetica e giornalistica.

Ricordiamo la Tipografia Istonio di Michele Zaccagnini rilevata negli anni ’50 da Luigi Fiore in via Valerico Laccetti (ereditata dal figlio Giuseppe in corso Dante).

In Piazza del Popolo venne aperta la Tipografia di Camillo Guzzetti, la cui attività venne proseguita in Corso Nuova Italia da Guglielmo Guzzetti con la denomi­nazione “Arte della Stampa”, e poi proseguita da Michele Benedetti.Questa tipografia si distinse per ricercatezza nelle pubblicazioni stampate avvalendosi di antichi artisti­ci fregi.
Dobbiamo a Renato Cannarsa che ha rilevato la tipo­grafia Arte della Stampa di Michele Benedetti con i caratteristici antichi torchi, incisioni e caratteri moderni,oltre ad un autentico patrimonio di caratte­ri antichi tali da costituire un autentico museo dell’arte tipografica, con sede in Via Tobruk.

Tipografia Histonium:
Luigi Godi al lavoro negli anni ’60

Citiamo anche lo stabilimento Tipografico “Histonium” fondato da Carlo Marinucci in via Madonna dell’Asilo che pubblicò alcune opere dialettali.

Altre tipografie operanti a Vasto prima dell’era digitale erano anche la Tipografia D’Adamo in via del Porto e la Tipografia Di Cicco in via Ancona.

Da ricordare che la Tipografia Histonium venne rile­vata, con la stessa insegna da Luigi Godi. Qui vennero stampate opere del poeta vastese Giuseppe Perrozzi (Dicémele a la nostre, Sul Grappa nel 1918 diario di guerra di un ragazzo del ’99; Tempi lontani poesie in tono minore ma piene di ricordi); le opere dia­lettali di Luigi Anelli a cura di Giuseppe Perrozzi; nel 1969 il raro volume “Romualdo Pantini” tutte le poesie a cura di Gianni Oliva. Nel 1983, per il Club Amici di Vasto,la Tipografia Histonium pubblicò l’inedita Cronaca Vastese di Diego Maciano.

La passione e la vocazione verso l’arte della stampa ha spinto Renato Cannarsa a diventare editore ricerca­to e richiesto dagli scrittori. Ha pubblicato numerose collane, volumi di storia, tradizioni popolar i, monogra­fie, studi e pubblicazioni di varia cultura, letteraria e poetica, all’avanguardia per eleganza estetica e per decorosa illustrazione con cui le opere sono contrassegnate e rese possibili dalla dotazione di attrezzature artigianali proprie che impreziosiscono le opere d’arte nel settore editoriale.
Giuseppe Catania (noivastesi)

Premio San Michele: RENATO CANNARSA
mentre riceve il premio da Giuseppe Catania

Testimonianze
Anni fa così Renato Cannarsa ricordava i tempi della “Linotype”, la macchina che con il piombo fuso componeva i vari righi delle colonne del giornale.

Nell’ufficio della mia azienda c’è uno scaffale dove ho raccolto vari numeri dei giornali locali che dagli anni ’60 in poi l’ARTE DELLA STAMPA ha pubblicato.

Forse per nostalgia ho voluto sfogliare qualche numero di Forza Vasto, il giornale sportivo che si pubblicava quando il ProVasto militava in serie C. Ricordo quando il caro giornalista e amico Giuseppe Catania sedeva con me vicino alla linotype – con la caldaia di piombo fuso, gli ingranaggi e gli eccentrici – a dettarmi gli articoli da comporre; ricordo pure, con altrettanta nostalgia, le nottate trascorse insieme ad altri collaboratori per approntare l’edizione di Forza Vasto della partita domenicale che si sarebbe giocata in casa… e la gloriosa linotype doveva essere sempre a puntino per permettermi la massima velocità nella composizione del giornale.

Linotype

Mi rivedo alle prese con lo straccetto imbevuto di benzina per pulirne le parti più delicate. “Queste macchine – mi diceva spesso il mio istruttore quando ero allievo a Verona presso l’Opera Don Calabria – sono come gli orologi e perciò devono essere sempre pulite e ordinate”.

Quante cose sono cambiate ai nostri giorni!

Ora nella sala compositori, diviso da una vetrata, è sorto il nuovo reparto di fotocomposizione. Gli operatori lavorano con programmi QuarkXPress e Aldus Friend su Apple Macintosh. Ora il compito di chi deve impaginare ed eseguire qualsiasi lavoro risulta molto facilitato e i tempi d’esecuzione molto abbreviati. Con un po’ d’ironia si potrebbe dire che ora sembra proprio di operare su “video games”.

Ma al di là della vetrata, in fondo alla sala, c’è ancora la vecchia linotype, con alcune casse di caratteri, la marginiera con interlinee e filetti, che si erge come testimone di un sistema di lavoro ormai superato, ma pieno di ricordi. Mi viene in mente che prima di mandare… in pensione la mia linotype, composi il mio nome e lo mandai in fusione. Bloccai il braccio meccanico, prima che le matrici arrivassero alla distribuzione, le sfilai e le misi in tasca. Un giorno ai miei nipoti che mi domanderanno spiegazioni, dirò che appartenevano ad una macchina, con una caldaia di piombo fuso, diversi eccentrici… leve… ingranaggi, che serviva per stampare i giornali.

Renato Cannarsa (noivastesi)

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