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Sequestro di persona, arriva l’assoluzione-bis

Assolto anche dalla Corte d’appello dell’Aquila. Nicola Cortinove, un 43enne di Vasto, residente a San Salvo era accusato con un amico di San Severo, Luigi Marinelli, di sequestro di persona a scopo di estorsione ai danni di F.B., trentenne di San Salvo. Ha rischiato una pena di 25 anni. Così come in primo grado è stato assolto per non aver commesso il fatto. “Troppe imprecisioni e contraddizioni nel racconto della parte lesa”, dice il difensore , l’avvocato Antonello Cerella.

Cortinove finì con l’amico nel mirino dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila nel 2015. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero costretto il giovane sansalvese a seguirli fino ad Apricena e lo avrebbero rinchiuso in un capannone dal quale, dopo cinque giorni, il ragazzo sarebbe riuscito a fuggire. Il 24 febbraio 2017 il procuratore distrettuale antimafia, Antonietta Picardi, chiese al termine del giudizio di primo grado la condanna a 28 anni per Marinelli e a 25 per Cortinove.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Antonello Cerella e Giuseppe Casale, formulò, invece, una richiesta di assoluzione che venne accolta. Ora la difesa ha vinto anche la seconda battaglia. Gli imputati, secondo il racconto fatto a suo tempo dall’operaio di San Salvo avrebbero cercato di farsi consegnare da lui ottomila euro come pagamento per la cessione, avvenuta precedentemente di sostanza stupefacente. L’operaio sarebbe stato tenuto in ostaggio per 5 giorni, malmenato e minacciato ripetutamente di morte. Altre volte i presunti sequestratori avrebbero minacciato di morte i suoi familiari. La presunta vittima raccontò di essere stato prelevato sotto casa, privato dei documenti e costretto a salire in auto. Destinazione, Puglia, chiuso in un capannone di Apricena nel Foggiano con mani e piedi legati con fascette di plastica. Un sacchetto di plastica infilato in bocca gli avrebbe impedito di chiedere aiuto. I due vennero arrestati.

“Le contraddizioni di F.B. hanno testimoniato a favore del mio cliente “, ripete l’avvocato Antonello Cerella.

Paola Calvano (Il Centro)

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