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San Salvo, preda dei vandali l’autoporto abbandonato

Scorribande e spedizioni distruttive. L’autoporto di San Salvo è diventato il regno di vandali e teppisti.Cambiano le stagioni, cambiano i governi ma l’autoporto non sembra più interessare a nessuno. Dall’ inaugurazione trionfale si è passati all’abbandono.
Ma possibile che non c’è modo per utilizzare diversamente la struttura di Piana Sant’Angelo costata 33 milioni di euro a mai utilizzata?”. E’ la domanda che tanti industriali rivolgono alle autorità preposte. Al di la degli annunci e delle promesse (nel 2013 vennero annunciati 1.300.000 euro con fondi Par Fas) gli unici fruitori dell’autoporto sono sbandati e violenti che hanno distrutto vetrate ,sale e servizi igienici, rubando tutto quello che era possibile portare via. La struttura che occupa 84mila metri quadri è distrutta. Da più parti si invoca un intervento della Prefettura.
Due anni fa il sindaco Tiziana Magnacca incontrò il commissario dell’Arap ex Coasiv, Giampiero Leombroni, e quest’ultimo aveva assicurato il recupero dell’opera e il suo adeguamento ad ostello per gli autotrasportatori. Da allora più nulla. L’autoporto continua a versare in una situazione di totale abbandono.” “Confidiamo a questo punto nel M5S. Un deputato, un senatore e un consigliere regionale forse riusciranno a far sentire la loro voce a Roma e a risolvere questa scandalosa vicenda”, dicono alcuni operatori di Piana Sant’Angelo preoccupati per l’andirivieni di sbandati.
La struttura ha 28 anni. La sua realizzazione avrebbe dovuto dare una risposta alle necessità delle aziende della zona e dei tanti mezzi di trasporto che arrivano da tutta Europa.
I lavori cominciarono ad inizio anni ’90 con fondi della Cassa del Mezzogiorno e della Comunità Europea, successivamente, intervennero anche il Coasiv ed il Distretto industriale. Nel 2008, l’infrastruttura venne inaugurata: 48 piazzali, edificio uffici e bar-ristoro, magazzini. Ora è tutto un ricordo. Il capannone è tutto rotto. Un immagine desolante e che suscita solo incredulità e rabbia.
Paola Calvano (il centro)
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