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Rifiuti urbani, soltanto Pollutri usa il Civeta

Degli otto comuni fondatori solo uno, cioè Pollutri, continua a servirsi del Civeta anche per lo spazzamento e la raccolta dei rifiuti urbani. Tutti gli altri, in primis Vasto e San Salvo, hanno esternalizzato il servizio avvalendosi di ditte private anche per il riciclo di materiale prezioso come plastica, vetro e carta.

I consorziati continuano però a conferire l’indifferenziato nella discarica annessa all’impianto di riciclaggio e compostaggio, snaturando il Consorzio intercomunale, facendone venire meno la mission e mettendo a rischio gli attuali livelli occupazionali.

Di recente anche Cupello, comune che ospita l’impianto di Valle Cena sul proprio territorio, ha indetto, tramite la centrale unica di committenza del Patto Trigno-Sinello, una gara europea vinta dalla Sapi.

La ditta vastese, componente privata della Pulchra, la società partecipata del comune di Vasto, subentrerà al Civeta nella gestione del servizio di igiene urbana dal 1° marzo e per la durata di due anni.

Non ci è stata data neanche la possibilità di partecipare alla gara perché il bando escludeva a priori le aziende pubbliche”, sostiene il commissario straordinario del Consorzio, Franco Gerardini, “l’unico comune che continua ad utilizzare il Civeta e che di recente ci ha chiesto una proroga è Pollutri. Casalbordino sta facendo la gara a cui speriamo di poter partecipare. Tutti gli altri comuni si avvalgono di ditte private pur potendo ottenere lo stesso servizio a prezzi inferiori. Da amministratori e politici sento ripetere che il Civeta è una risorsa”, chiosa il dirigente regionale, “ma in realtà l’hanno utilizzato in questi anni solo come vacca da mungere e per fini clientelari. Quando mi sono insediato ho trovato due discariche dismesse ma non chiuse, procedimento che ha un costo di un milione e 200mila euro, tantissimi contenziosi aperti e tariffe completamente fuori mercato. In pratica l’impianto funzionava a perdere, senza riuscire a coprire neanche i costi. Proprio per questo ho dovuto rimodulare il piano tariffario”.

Il fatto che i comuni consorziati si rivolgono a ditte private per lo spazzamento e la raccolta sta mettendo a rischio anche gli attuali livelli occupazionali.

Attualmente nell’impianto lavorano 42 addetti fra personale di ruolo ed interinale, quest’ultimo rappresentato dagli operatori ecologici.

“E’ evidente che, venendo meno gli introiti, c’è un surplus di addetti sia nel settore amministrativo che in quello operativo”, conferma Gerardini, “dovremmo ridurre almeno il 50% del personale”.

Anna Bontempo (Il Centro)

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