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Giorno della Memoria, il discorso del sindaco Menna

Autorità,
Cari amici dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia,
Membri delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma,
Cari Ragazzi,
Concittadini tutti,

eccoci di nuovo insieme a celebrare quello che è un evento cruciale della millenaria storia dell’umanità, “i giorni in cui si aprirono le porte dell’abisso e l’uomo rinunciò alla sua natura, al suo valore, alla sua inestimabile grandezza”.

Prendo in prestito questa efficace definizione per riassumere gli infiniti sentimenti e riflessioni che assalgono ciascuno di noi nel ricordo della Shoah, l’Olocausto del popolo ebraico ed, insieme, lo sterminio dei gruppi etnici e religiosi ritenuti “indesiderabili” dall’orrenda dottrina nazista.
La Repubblica Italiana, nel 2000, e successivamente l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 2005, hanno consacrato il 27 gennaio di ogni anno, anniversario della liberazione dei reclusi sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz, quale “Giorno della Memoria”.

Non siamo qui, oggi, per assolvere al rito di un giorno, con la fretta di buttarci tutto questo carico di tristezza alle spalle.

Siamo piuttosto riuniti nel nome di tante sorelle e tanti fratelli che sono morti, dopo aver patito sofferenze assurde, condannati dal fatto stesso di vivere.

“In quei giorni lontani, immersi nell’odio e nel pianto – racconta un anonimo sopravvissuto – la bellezza sembrava essere fuggita dal mondo. A noi internati erano stati negati il nome, gli affetti, la memoria e il futuro, il diritto a essere persone. Tutti i sentimenti erano brutalmente proibiti, tranne quello della paura.”

Ora, a distanza di decenni, appare impossibile come quel genere indescrivibile di orrori abbia abitato nel cuore dell’Europa; come quella spietata macchina di distruzione abbia potuto uccidere milioni di persone indifese, nel silenzio del mondo.

Eppure è vero: la pagina più brutta della storia dell’umanità è stata originata non solo dal male dell’odio, ma anche dal male dell’indifferenza, che anche oggi è diffuso tra noi come un virus. Spacca le famiglie, divide le comunità, logora le società…le distoglie dalla ricerca del bene comune.

Perché ricordiamocelo – e soprattutto voi ragazzi tenetelo a mente: quando pensiamo solo a noi stessi e ci dimentichiamo di chi ci è accanto, è quello il momento in cui ci esponiamo al pericolo che tornino paure e fantasmi che credevamo sepolti.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il 19 gennaio scorso, nominando Senatrice a Vita la sopravvissuta all’Olocausto Liliana Segre, ha donato all’Italia l’opportunità di riparare alla vergogna delle Leggi Razziali, promulgate, ottant’anni fa, dal regime fascista, una dittatura brutale che MAI, soprattutto in quest’epoca della disinformazione, dobbiamo smettere di condannare. Anche l’Italia ha, purtroppo, dato il proprio contributo al vergognoso disegno nazista: questa è una macchia indelebile, una colpa a cui possiamo rimediare solo con il potente vaccino della “memoria”.

A spiegarci come, lascio che sia la stessa neo-Senatrice a Vita Liliana Segre, attraverso il racconto della sua liberazione ed il messaggio che volle affidare agli studenti di alcuni istituti di Venezia, nel 2001:
“Noi eravamo sbalordite, con i nostri occhi, con la nostra debolezza, con le gambe che non reggevano più, vedevamo la storia che cambiava davanti a noi ed era una visione apocalittica, straordinaria, incredibile. I nazisti buttavano via quella divisa che aveva terrorizzato gli eserciti di tutta Europa; quando anche il comandante di quell’ultimo campo vicino a me buttò la divisa sul fosso, la sua pistola cadde ai miei piedi ed io ebbi la tentazione fortissima di prenderla e sparargli.

Io avevo odiato, avevo sofferto tanto, sognavo la vendetta: quando vidi quella pistola ai miei piedi, pensai di chinarmi, prendere la pistola e sparargli. Mi sembrava un giusto finale di quella storia, ma capii di esser tanto diversa dal mio assassino, che la mia scelta di vita non si poteva assolutamente coniugare con la teoria dell’odio e del fanatismo nazista; io, nella mia debolezza estrema, ero molto più forte del mio assassino: non avrei mai potuto raccogliere quella pistola, e da quel momento sono stata libera.
Vedemmo arrivare gli americani e fu una visione festosa, incredibile. Furono dei giorni particolari, i primi in cui potemmo tornare ad assaporare il dolce sapore della felicità; poi passarono quattro mesi prima di essere divisi a seconda della nazionalità, e sempre gli americani ci organizzarono per farci tornare nelle nostre case. Quando arrivai a Milano, la mia casa era chiusa.

Spero che almeno uno di quelli che hanno ascoltato oggi questi ricordi di vita vissuta – concluse la Senatrice – li imprima nella sua memoria e li trasmetta agli altri, perché quando nessuna delle nostre voci si alzerà a dire «io mi ricordo», ci sia qualcuno che abbia raccolto questo messaggio di vita e faccia sì che 6 milioni di persone non siano morte invano per la sola colpa di essere nate, se no tutto questo potrà avvenire nuovamente, in altre forme, con altri nomi, in altri luoghi, per altri motivi. Ma se ogni tanto qualcuno sarà candela accesa e viva della memoria, la speranza del bene e della pace sarà più forte del fanatismo e dell’odio dei nostri assassini.”
Cari ragazzi, siate candele accese e vive della memoria, ogni giorno del vostro cammino!

Grazie.

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