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Vasto ed il cementificio, il Comune dà il via libera

C’è il via libera del Comune al cementificio nella fascia di rispetto della riserva naturale di Punta Aderci, una delle mete più gettonate del turismo eco-sostenibile. Il dirigente della sezione urbanistica, Stefano Monteferrante ha espresso parere favorevole alla valutazione di incidenza ambientale (Vinca)  relativamente alle immissioni in atmosfera derivanti dall’attività di produzione di leganti idraulici a freddo (cemento),  indicando come prescrizioni “il lavaggio del piazzale a servizio dell’opificio industriale e la realizzazione di una fascia tampone  di vegetazione con la funzione di filtro visivo, acustico e di barriera antinquinamento”.

Altre forme di mitigazione dell’impatto che un’attività del genere ha inevitabilmente sull’ambiente circostante, sono per il dirigente comunale “la limitazione della velocità di transito delle auto e  dei mezzi di trasporto a 30 Km orari, l’apposizione di segnaletica di sicurezza, oltre alla posa di asfalto fonoassorbente e drenante lungo l’arteria stradale che conduce all’opificio”.

Insomma, sembra proprio che per la sezione urbanistica comunale sia sufficiente la ricetta proposta dal consulente ambientale Giorgio Colangeli, incaricato dal Comune di Vasto,  il quale ha suggerito la messa a dimora di piante arbustive autoctone per contenere la diffusione delle polveri derivanti dal transito dei mezzi.

E’ questa una delle principali preoccupazioni degli ambientalisti e degli operatori turistici le cui osservazioni alla Vinca sono state puntualmente eccepite una per una nel provvedimento finale in pubblicazione all’albo pretorio on line. Un documento che, ne siamo certi, scatenerà la dura reazione delle associazioni ambientaliste.

Sono cinque le osservazioni pervenute alla scadenza dei termini. Sono state presentate dai titolari del villaggio turistico Grotta del Saraceno, dalla società Tessitore, dalla Cogecstre (la cooperativa di Penne che gestisce la riserva naturale di Punta Aderci), da Arci, Amici di Punta Aderci, Italia Nostra,  Cobas e da Legambiente e Wwf.

Hanno tutti posto l’accento sulle ricadute negative che l’attività di produzione di leganti idraulici avrebbe sull’habitat, la flora e  la fauna oggetto di tutela e sui danni arrecati dall’incremento di polveri nell’atmosfera. La documentazione presentata dalla società parla infatti di 50 camion al giorno, pari a 11mila veicoli l’anno in arrivo ed altrettanti per la consegna del prodotto finito (cemento) per un totale di 500mila tonnellate l’anno di materie prime (clinker, calcare e gesso di cava).

Anna Bontempo  (Il Centro)

 

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