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Il Presepe di Santa Maria Maggiore ispirato al cammino del popolo ebraico nel deserto

Quest’anno il Presepe di Santa Maria Maggiore si ispira al cammino del popolo ebraico  nel deserto. Si potrà notare infatti che tutto l’impianto dei personaggi è custodito all’interno di una tenda. Il richiamo è alla Shekhinah ebraica, ossia al Dio che si abbassa per entrare in dialogo con l’uomo, egli si “limita” per incontrarci.

La prima Shekhinah nella storia della Salvezza è la Tenda del Convegno in cui Mosè incontrava Dio nei quarant’anni di cammino nel deserto. La tenda veniva montata e smontata a significare il Dio pellegrino con il popolo. Questa immagine era ben nota all’evangelista Giovanni che nel Prologo scrive (Gv 1,14): “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” che però nella sua traduzione più vicina alla cultura ebraica sarebbe da intendersi: “Il Verbo divenne carne e pose la sua tenda in mezzo a noi” (“O logos sarx egheneto kai eskenosen en emin”, il verbo eskénosen si può tradurre con “pose la sua tenda, si attendò)”. Si comprende, così, tutta la ricchezza simbolica che si mostra nella pienezza dei tempi in cui Dio si incarna nella nuova tenda che è Maria.

Osservando in primo piano, la Natività è racchiusa in un antico Tempio pagano diroccato: è il segno che l’antico luogo del sacrificio è distrutto visto che l’unica offerta è quella di Gesù che si dona volontariamente. Gesù diventa il luogo di incontro con Dio “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). La sua venuta, il suo farsi carne ci consegna la bella notizia del Vangelo che si esprime nella nostra umanità: anche noi siamo diventati tempio di Dio, sua dimora.

Proprio dietro la natività l’acqua che sgorga dalla grotta, come cascata, rimanda all’acqua che sgorga dalla roccia e che ha dissetato il popolo pellegrino verso la Terra Promessa. I padri della Chiesa hanno visto in quel bastone di Mosè che batteva la roccia, un simbolo del costato di Cristo Crocifisso, dal quale sgorgò sangue ed acqua: Betlemme richiama il Calvario, il Bambino ci è consegnato totalmente fino a correre il rischio di essere rifiutato.

La fontana di fronte alla Natività vorrebbe esprimere il bisogno di dissetarsi alla sorgente che è Cristo, colui che ci invita a riempire il nostro vuoto del suo amore. L’insieme poi esprime un dialogo tra il passato e il presente visto che in fondo alla Tenda si trova la nostra chiesa di Santa Maria Maggiore; la scalinata che collega l’antico della Natività al presente del quartiere della Parrocchia, è arricchita di case (si notino i particolari dell’arredo interno con foto d’epoca, una immagine di San Cesario, ecc) e di mestieri. Anche nel lavoro e nelle nostre abitazioni Dio è presente e come Vivente ci interpella. Tutto ciò che facciamo può divenire occasione per vivere nell’amore e santificarci o distrarci nella corsa frenetica verso il nulla. Accogliamo l’insegnamento del Presepe per tornare nelle nostre case con la gioia di ricominciare il nostro cammino.

Il Parroco Don Domenico Spagnoli

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