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“Menna si liberi dalle catene lapenniane e metta fine allo spreco di denaro pubblico”

In spasmodica attesa di una risposta del Sindaco sulla “sensazionale scoperta” che sarebbe stata fatta dal Centro Studi Rossettiani, raccolgo l’invito al dibattito dell’ex Consigliere Nicola D’Adamo, pur non essendo di maggioranza.

 Il suo intervento non va nella giusta direzione perché non ha una direzione. Dice e non dice, parla di professionisti da pagare ma tace sul familismo, solleva il caso dei costi e dei benefici ma non porta ad alcuna conclusione radicale.

Luciano Lapenna, ovviamente, lo elogia sul riconoscimento dei professionisti da pagare, tace pure lui colpevolmente sul familismo, e lo bacchetta sul tema costi-benefici, poiché tutti sanno che i costi sono ingenti e i benefici pressoché nulli.

Del resto, Lapenna che deve dire? Lui non può gridare alla luna. Lui deve salvaguardare le macchine del consenso elettorale, quel pezzetto di terra che va da Santa Maria, passa per San Giuseppe fino a toccare via Aimone. Quello è il centro da custodire e serbare, dopo averlo costruito e diviso in accordo inciucista con Giuseppe Tagliente.

L’intervento di Ivo Menna, a proposito, è stato lucidissimo e inchiodante. Nulla da aggiungere.

Tanto da aggiungere, invece, nei confronti di Francesco Menna, al quale mi presenterò, durante il prossimo Consiglio, con alcune interessantissime interrogazioni. Vedremo se scapperà, come l’ultima volta, o se risponderà e come.

Gli è stato detto più volte, in questi mesi, che lui non ha la responsabilità di queste macchine. Sappiamo chi le ha costruite, chi le vuole condurre in eterno e chi ha stabilito le laute remunerazioni. A lui chiediamo soltanto di mettere fine a questo ingente spreco di denaro pubblico in nome della cultura. A lui chiediamo di liberarsi dalle catene lapenniane, di non diventarne complice con scelte scellerate che lo stanno conducendo alla rovina amministrativa, dentro il forno lapenniano.

Che cosa teme? La caduta dell’Amministrazione? La pistoletta scarica che Lapenna è abituato ad agitare da tempo? Provi a dimettersi, Menna, provi a far vivere a Lapenna i venti giorni della morte, provi a ventilargli la possibilità di andare tutti a casa, senza seggio in Consiglio e senza Anci e vedrà un agnellino che abbasserà orecchie e capo.

Se Menna teme Lapenna, tanto da elevarlo a tutor, vuol dire che non può fare politica. Se Menna teme chi, in totale stato di sobrietà, scrive Kin yo Jon, senza indovinare neppure uno dei tre nomi, vuol dire che non può fare politica, vuol dire che non può amministrare Vasto.

Se Menna si fa strappare dichiarazioni di lodi sperticate su ciò che, nel 2017, non è più difendibile, si dimetta davvero senza aspettare neppure i venti giorni. Se Menna nel 2017, quasi 2018, vuole continuare a remunerare con 36 mila euro un suocero e un genero mentre la gente gli protesta in faccia la precarietà quotidiana, lasci perdere. Se Menna non mi ringrazia per aver riportato la prosa al Rossetti, non fa niente. Ma se dopo dieci anni e oltre 500 mila euro di denaro pubblico nelle tasche di una sola persona (con fatture da 24 mila euro per noleggiare attrezzature al teatro da lui stesso diretto), intende riproporre un concorsino per rinnovargli l’incarico, se ne stia a casa. Non venga neppure al prossimo Consiglio, dove farà caldo, molto caldo e lui, le temperature calde, ha già dimostrato di non reggerle.

Davide D’Alessandro

Vice Presidente del Consiglio

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