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MotoGP Aragon, Andrea Iannone chiude al 12esimo posto

Chiude la gara al 12esimo posto Andrea Iannone. Il pilota vastese partito dalla decima poszione non è risucito a recuperare nel corso della gara.

Successo e allungo importante. Marquez è profeta in patria, incamera anche il GP di Aragon, quinto successo stagionale, e stacca così di 16 punti Dovizioso, solo 7°, dalla vetta della classifica, mentre Rossi stupisce con un 5° posto superbo. Per Marc è un abbrivio prezioso su una pista dove beneficiava dei favori del pronostico ed era chiamato a lasciare un segno importante nella partita iridata. Vittoria non semplice per Marc, in rimonta, conseguita davanti al compagno Pedrosa e a un Lorenzo versione lusso con la Ducati. Nulla è compromesso irreparabilmente per Dovizioso, che combatte nelle prime fasi, ma cede nel finale, presumibilmente per il degrado delle gomme, e chiude solo 7°, pure alle spalle dell’Aprilia di Aleix Espargaro. La forma della Ducati palesata da un Lorenzo in grande spolvero per due terzi di corsa – inizio arrembante come in Austria e Misano e poi calo successivo -, lascia aperte le speranze mondiali dell’italiano, che però nelle restanti quattro gare dovrà necessariamente osare di più.

IMPRESA ROSSI. Detto della sfida iridata va affrontato il capitolo, a lungo tratteggiato dai contorni dell’epica, del rientro di Valentino Rossi successivo alla frattura di tibia e perone del 31 agosto. Dopo il 3° posto in prova arriva un 5° in gara che non è meno stupefacente, considerando gli sforzi patiti nei 23 giri di gara da una gamba ovviamente ancora malconcia. Un prodigio che dimensione del personaggio in questione e soprattutto età (ben 38) circondano di un’aura mistica, ma non inedito al mondo delle moto. Impresa da affiancare a quella di Alex Gramigni del 1992 in 125, e De Puniet a Brno 2010, anche per loro rottura di tibia e perone; alla clavicola di Lorenzo, 5° ad Assen 2013 a 36 ore dall’intervento; alla mano di Capirossi, 3° sempre in Olanda nel 2000 dopo una frattura nel warm up; alla caviglia di Stoner, 4° a Indy 2012 con crack in prova, o alla spalla lussata di Biaggi, 7° a Suzuka 2007, in 250. Marziani? No, motociclisti. Una categoria a parte, che sa spostare oltre l’asticella dei limiti, anche umani. Piloti, che gente disse Enzo Ferrari.

SENZA RISPARMIO. Rossi non si risparmia certo: passa Vinales al primo giro, poi incalza su Lorenzo, regge i ritmi elevati della corsa e combatte come se nulla fosse. A metà gara deve cedere a Marquez, poi a Pedrosa e Vinales, ma ha lasciato il segno. Come sempre.
la gara — Le scelte delle gomme, una della chiavi, decide molto della gara: Marquez doppia dura; Pedrosa doppia media; Lorenzo e Dovizioso media davanti e soft dietro; Rossi e Vinales media anteriore e morbida posteriore. Al via scatta davanti Lorenzo, seguito da Vinales, Rossi, Dovizioso e Marquez, con Maverick che però arretra a vantaggio dei due italiani e Marc. Il quartetto scava un break finché Marquez rompe gli indugi: al 6° giro infila Dovi, poi tenta un rischiosissimo duplice sorpasso ai primi due, va largo, perde terreno, ma al 13° passaggio si prende il secondo posto su Rossi. A metà gara inizia la graduale risalita di Pedrosa, che arriva negli scarichi di Dovizioso con il passo migliore in pista e lo passa a 8 giri dalla fine per poi proseguire la sua corsa fino al posto d’onore. Davanti Marquez e Lorenzo se le danno come ai tempi belli, con il maiorchino che rispolvera l’antica classe, ma nulla può contro il Marcziano e Dani. Dovi è in difficoltà, cede alle Yamaha che lottano fra loro, e poi anche all’Aprilia di Aleix Espargaro: per lui una brutta battuta di arresto, ma con quattro gare e 100 punti ancora sul tavolo arrendersi ora sarebbe delittuoso.

gazzetta.it

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