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Il papà di Jessica: “Dateci notizie”

“Abbiamo i nostri cari sepolti da oltre 8 metri di neve e ci lasciano senza comunicazione”. Una richiesta di attenzione e niente di più quella formulata ieri sera, come riporta stamane il Corriere della Sera, da un piccolo gruppo di familiari guidato da Mario Tinari, il papà di Jessica, la ragazza di Vasto in vacanza qualche giorno con il suo fidanzato Marco Tanda di Macerata e residente a Roma dove lavora, come ufficiale, nella Ryanair. “Per me è un altro figlio” dice singhiozzando Mario, un uomo minuto che, come ovviamente si può ben capire, dinanzi alla notizia delle altre cinque o forse più persone ritrovate vive sotto quell’ammasso di neve, alberi, rami e massi scesi giù dalla montagna, chiede, insieme ad altri, di sapere i loro nomi.

Le risposte non arrivano, nomi non vengono dati, perché come dicono quanti lì presenti, i nomi vengono dati con cautela e soprattutto quando se ne ha la piena certezza. Sono ore lunghe ed estenuanti quelle che stanno trascorrendo i genitori di Jessica e Marco e degli altri che ancora mancano all’appello. Il bersaglio della protesta forse era sbagliato, certo. Ma spiegarlo al papà di Jessica e ad altri familiari come loro, di certo non è affatto facile. Hanno i  loro cari sepolti da ore e nessuna notizia arriva. Vogliono risposte. Risposte che i soccorritori hanno sempre tempestivamente dato a quanti le attendevano ed attendono. ma con la certezza della verità. “Perchè non ce le date a noi le notizie? Perché a noi non dite niente?”.

Il supporto dell’equipe di medici e psicologi è incessante e presente. Sanno bene quanto l’attesa sia per loro logorante. Lo stress ed il peso psicologico è tanto. E la “voce” salta.

La notizia ed il salavataggio di alcuni superstiti è di certo una bella notizia. Ma ci sono comunque vite spezzate e sorti ancora incerte.

Tutto è accaduto in pochi minuti. Una valanga che viene giù e che travolge l’Hotel Rigopiano di Farindola. Una notizia che piomba come macigno sulle vite dei familiari che apprendono la triste notizia. La corsa dei familiari verso quel campo messo a disposizione della Croce Rossa di Penne per accogliergli. “Sapere” è, ovviamente, quello che hanno sempre chiesto i familiari. La prima bella notizia arriva a distanza di molte lunghe ore dalla valanga quando i soccorritori fanno sapere di aver trovato in vita delle persone. Quattro, sei, otto. Un numero all’inizio incerto, ma è un numero che di certo ha fatto riacutizzare la speranza, mai persa e spenta dei familiari, di riabbracciare i propri cari. La corsa poi all’ospedale di Pescara per attendere il loro arrivo. Arrivo, di chi, non si sa, ma ognuno spero nel proprio caro. In silenzio, attendono notizie. Poi i primi arrivi dei superstiti recuperati, i primi nomi. La gioia che esplode, ma per i parenti che attendono ancora notizie sale l’angoscia e rimane lo sconforto. Sconforto ancora alto. Ma la speranza c’è. Non l’hanno mai persa.

 

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