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Camillo D’amico torna sull’emergenza cinghiali

Finita la stagione venatoria del 2016 siamo nuovamente tornati all’emergenza cinghiali con tanto di denuncia d’incidenti, pericolo costante per l’incolumità delle persone e, solo per il momento dove c’è riposo vegetativo delle piante arboree e poche sono le superfici agricole coltivate, meno denunce di danni all’agricoltura. In tutto questo assistiamo ad inaccettabili ritardi da parte della regione Abruzzo che avrebbe dovuto essere concisa e concreta nel dare risposte serie alfine di dare continuità nella caccia e negli abbattimenti ancor prima di ampliare la gamma di azioni tese a contenere numericamente questi ungulati coinvolgendo tutti gli attori sia istituzionali che i portatori d’interesse.” Questo il commento del presidente della Copagri Abruzzo, Camillo D’Amico, in merito al materiale blocco nella discussione che si è generato in commissione consiliare “Agricoltura, Caccia e Pesca” della regione Abruzzo sulle proposte di modifica al vigente regolamento di contenimento degli ungulati e dopo l’ennesima denuncia da parte dei Sindaci che si sentono traditi nelle loro aspettative dopo le audizioni avute  e le mancate promesse di soluzione che pure erano state loro fatte sia dall’assessore regionale alle Politiche Agricole Dino Pepe che dal presidente della commissione consiliare Lorenzo Berardinetti.

Allo stato attuale neanche la caccia di selezione, che rappresenta un valido palliativo, può partire perché gli ATC non hanno prodotto i necessari e preliminari censimenti numerici. Così  tutto è tornato come prima.” Continua D’Amico che  così conclude ”Solo la solerte approvazione delle modifiche al vigente regolamento può rappresentare una risposta certa, concreta, solerte ed autorevole dopodiché sarà necessario aprire un tavolo negoziale con gli ATC, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni professionali agricole e gli enti parco per mettere a sistema una serie plurale di azioni tese al contenimento numerico vero di questi ungulati dove ci sia una corale presa di coscienza della gravità del problema che si unisca ad una chiara assunzione di responsabilità da parte di tutti e dove si metta l’agricoltura al centro degli interessi economici e sociali.”

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