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Casa lavoro, sbloccati i fondi per la sartoria

“La Casa Lavoro non dovrebbe essere un carcere, ma l’avvio ad una vera esperienza di lavoro per chi è stato ritenuto in stato di pericolosità sociale anche dopo aver scontato tutta la  pena”. E’ andato dritto al cuore del problema Mario Marazziti, che ha subito messo in luce la vera problematica della struttura vastese: la mancanza di attività occupazionali per gli internati, li chiamano così perché anche dopo aver scontato la pena non vengono liberati.

Il presidente della Commissione Affari Sociali della Camera è arrivato nella struttura di Torre Sinello intorno alle 12, accompagnato dalla deputata Maria Amato e da alcuni suoi collaboratori. Ad attenderlo davanti ai cancelli c’erano la direttrice Giuseppina Ruggero, il responsabile del servizio di medicina penitenziaria della Asl, Francescopaolo Saraceni e un gruppo di operatori del Ser.D, il Servizio per le dipendenze patologiche diretto da Paola Fasciani.

“Sono venuto qui per capire meglio, perché dobbiamo costruire delle alternative”, ha proseguito Marazziti, “dobbiamo evitare che sia un luogo di emarginazione aggiuntiva o addirittura un ergastolo bianco.  La Casa Lavoro di Vasto è la struttura più grande  per questo tipo di misura  alternativa al carcere, ma quando il lavoro non c’è rischia di essere una seconda condanna, rischia di deprimere non di aggiungere dignità, caso mai di creare pericolosità  sociale, non di diminuirla. Il rischio è che venga definito pericoloso socialmente chi non ha casa, né lavoro”.

La visita dei due deputati ha riacceso i riflettori sulla struttura penitenziaria vastese che nel 2013 è stata riconvertita in Casa Lavoro. In Italia  ce ne sono tre in tutto, per un totale di circa 300 internati. Realtà anacronistiche, come ha in più occasioni sottolineato l’associazione Antigone, che le considera un residuo di archeologia giuridica che viola la Costituzione. Lo chiamano “ergastolo bianco”: nonostante gli sforzi degli operatori il  reinserimento sociale dei reclusi risulta particolarmente difficoltoso per la mancanza di una rete territoriale.

Problematiche ben note a Maria Amato, accolta dalla direttrice con la notizia dello sblocco dei fondi per la realizzazione della sartoria. Se ne parla da tre anni, ora può partire la gara. “E’ uno di quei progetti che seguo da tempo”, annota la parlamentare del Pd, “per me quella di oggi (ieri per chi legge, ndc), è una delle tante visite che ho compiuto in questi anni. Le verifiche nei luoghi protetti dello Stato vanno fatte sempre, ma per me durante il periodo natalizio assumono un carattere particolare”.

Dopo il giro all’interno della Casa Lavoro Marazziti ha voluto intrattenersi con gli operatori del Ser.D, ascoltare le loro istanze e recepire proposte e suggerimenti.

                Anna Bontempo  (Il Centro)

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