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Incidente Smargiassi, la replica dell’avvocato Cerella

In risposta a quanto dichiarato dal difensore del D’Elisa, indagato nell’ambito del procedimento penale avente ad oggetto il sinistro stradale con esito mortale per la giovane Roberta Smargiassi è doveroso precisare quanto segue.
Il capo d’imputazione a carico dell’uomo è quello di omicidio stradale aggravato dalla violazione delle norme sulla circolazione stradale relative all’eccessiva velocità e al mancato rispetto del segnale con luci rosse dell’impianto semaforico.
Il Consulente nominato dal sostituto procuratore dott.ssa De Lucia ha ricostruito minuziosamente la dinamica del sinistro mortale ed ha cosi concluso: “Le responsabilità dell’accaduto sono chiaramente ed unicamente riconducibili alla condotta del Sig. D’Elisa Italo” (pag. 41 dell’eleborato peritale).
E’ stato infatti rilevato dal CT (che si è avvalso sia dei dati della scatola nera montata sul veicolo condotto dall’indagato sia della ricostruzione della dinamica) che il conducente teneva una velocità non adeguata e al di sopra dei limiti consentiti per il tratto di strada percorso e, soprattutto, per l’orario notturno. (pag. 41 dell’elaborato peritale).
Inoltre, contrariamente a quanto dichiarato dal difensore, il D’Elisa non rispettava il segnale orizzontale di svolta a destra ma proseguiva dritto, ignorando l’impianto semaforico che era con la lanterna rossa e imponeva, quindi, l’obbligo di arresto. (pag. 41 dell’eleaborato peritale)
Non corrisponde al vero quanto affermato dal difensore dell’indagato circa il fatto che la vittima non indossasse il casco protettivo.
Lo stesso consulente della Procura è giunto a conclusione diametralmente opposta afffermando che la Smargiassi indossava regolarmente il casco allacciato e pienamente funzionante (pag. 12 dell’elavorato peritale).
Difatti lo stesso veniva rinvenuto subito dopo l’impatto a terra ancora allacciato.
A conferma di ciò giova precisare che nessuna contestazione è stata mossa nei confronti della povera Roberta.
Dal video sottoposto all’attenzione del consulente, che ritrae esattamente la dinamica del sinistro, è chiaramente individuabile il punto d’urto nella corsia che nel momento dell’impatto era adibita al transito del motociclo (pag. 18 dell’elaborato peritale), con l’autovettura del D’Elisa che aveva semaforo per procedere dritto e indicazione semaforica distante circa 20 m dalla zona d’urto quindi a lui ben visibile. Lo stesso indagato ha nel verbale di contestazione alle innumerevoli violazioni al Codice della Strada dichiarato “Svoltavo a destra all’incrocio, ho ripensato e ho deciso di proseguire dritto verso c.da Incoronata” (pag 45 fascicolo della procura). Ciò a dimostrazione del fatto che era sua intenzione andare dritto e non, come falsamente rappresentato, svoltare a destra ed inoltre che l’auto era in piena accelerazione al momento d’urto e il conducente non ha fatto nulla per evitare l’impatto.
Nessuna rilevanza, nel caso di specie, può essere attribuita alla presenza di vegetazione sul luogo del sinistro , in quanto la visibilità in quel punto per gli utenti della strada risulta eccellente.
La famiglia Smargiassi tiene, infatti, a precisare che fino ad ora nessun componente della famiglia D’Elisa, compreso l’indagato, si è mai messo in contatto con loro per esprimere cordoglio per quanto accaduto.
Stupisce non poco che si rilascino dichiarazioni che, oltre a non corrispondere al vero, si rilevano offensive e dolorose per i familiari della vittima soprattutto in un periodo come quello natalizio in cui il dolore per la perdita della giovane congiunta si fa ancora più forte.
Questo inutile tentativo di riabilitare la persona dell’indagato dinanzi all’opinione pubblica si scontra con le dirimenti risultanze investigative che descrivono una realtà dei fatti completamente diversa e che troveranno certa giustizia nella aule del Tribunale.

Avv. Giovanni Cerella

Roberta Smargiassi

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