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“Ha senso ancora ‘votare’ per una provincia senza soldi e svuotata dei poteri?”

Dopo la pubblicazione delle tre liste concorrenti alle prossime elezioni provinciali di Chieti dell’8 Gennaio 2017 sovvengono alcune riflessioni che appresso sento di esporre. Con orgoglio voglio ricordare alla pubblica opinione che, tra i tanti, rappresento l’ultimo esempio di Consigliere Provinciale eletto direttamente e democraticamente dai cittadini.

Dopo è arrivata l’errata e mal realizzata riforma intestata al ministro Graziano De Rio, ex presidente nazionale dell’Anci, che ha classificato le Province come “Enti di secondo livello” con funzioni ridotte ma significative con competenze su strade ed edilizia scolastica.

La riforma fu approvata sull’onda populistica che bisognava tagliare i costi della politica e della casta (!) come se queste fossero annidiate tutte nelle province Italiane.

In quel momento storico il popolo ha abboccato salvo ricredersi subito dopo quando s’è accorto che i costi non sono diminuiti, le poltrone e gli strapuntini neanche, la corruzione e le clientele addirittura aumentate.

E’ bastato poco per capire che s’era trattato dell’ennesimo inganno perpetuato da una classe politica parlamentare  avvezza all’inganno tutta nominata in base ad una legge elettorale (Porcellum) dichiarata nel frattempo incostituzionale e priva di ogni vero principio di partecipazione e decisione democratica.

Anziché, come sarebbe stato logico e giusto, fare una complessiva riforma istituzionale dove anche piccole regioni e comuni avrebbero dovuto subire una cura dimagrante attraverso una diminuzione numerica, oltre che intervenire sul piano parlamentare per Camera e Senato in concreto per abbattere costi e privilegi, si scelse la scorciatoia della riformetta sulle Province.

Gli esiti nefasti del referendum del 4 Dicembre scorso hanno fatto sì che con la vittoria del “NO” adesso le Province tornano ad alzare la voce con coraggio e determinazione.

Giusto che lo facciano ma adesso esiste il vulnus della mancanza della democrazia diretta nella scelta degli amministratori che dovrebbe essere in capo al popolo sovrano e non certo agli amministratori locali dove il peso del voto è rapportato al numero degli abitanti la propria cittadina amministrata con buona pace delle piccole comunità perennemente penalizzate soprattutto quelle delle aree interne.

E’ allora inutile andare a votare il prossimo 8 Gennaio 2017? Non lo è se questa tornata è propedeutica ad una riforma più generale sul piano istituzionale che poi riconsegni il diritto – dovere di scelta degli amministratori delle Province in capo al popolo sovrano altrimenti sarà un appuntamento per pochi intimi, i cui esiti sono già scritti e scontati oltre al fatto che l’autorevolezza degli eletti è bassissima e non percepita tra i cittadini.

Camillo D’Amico

 

 

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