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Nessuna proroga per i Tribunali di Vasto, Lanciano, Sulmona e Avezzano

Nessuna ulteriore proroga al congelamento e via libera alla soppressione nel 2018 dei tribunali nell’Aquilano di Avezzano e Sulmona, nonché della sedi nel Chietino di Lanciano e Vasto. Lo ha stabilito il ministro della Giustizia del governo Renzi Andrea Orlando, confermato anche nell’esecutivo Gentiloni, che lo scorso 7 dicembre ha varato il decreto che ridetermina le piante organiche del personale di magistratura negli uffici di primo grado. Come riporta il quotidiano Il Centro, nella tabella compaiono solo L’Aquila, Chieti, Pescara e Teramo. Niente da fare, quindi, per tutte le altre sedi, ora aperte in virtù del protrarsi degli effetti del sisma del 2009 riconosciuti dalla legge, ma destinate a cessare le loro funzioni dal 2018.

Viene confermata appieno, quindi, l’interpretazione di un chiaro stop a nuove proroghe nell’intervista esclusiva che Orlando aveva rilasciato ad AbruzzoWeb, e crolla l’ipotesi di modifiche al testo normativo che era trapelata dallo staff del ministro, ipotesi, peraltro, poi smentita anche dall’allora sottosegretario, la senatrice abruzzese del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli.

La notizia ha suscitato una selva di reazioni, com’era prevedibile.

LE REAZIONI

Camillo D’Alessandro (PD): “C’é ancora margine, faremo battaglia. Mi pare di capire che il Decreto ridefinisca gli organici, ma non chiude i tribunali territoriali, decisione, questa, che eventualmente avverrà alla fine del percorso, per cui c’è lo spazio per lavorare e non considerare chiusa la partita. Sarebbe inaccettabile una decisione del genere che si rifiuta di entrare nel merito, cioè dove tutto è uguale, ma la nostra Regione, a partire dalla conformazione del territorio, presenta caratteristiche tra zone interne e costa, che richiedono una presenza articolata e specializzata dei tribunali”, rimarca.“Penso alle zone interne, come per Sulmona o città-territorio come Vasto, Lanciano ed Avezzano – continua – Si tratta di corrispondere alla domanda di giustizia, alla celerità delle decisioni, il servizio di Giustizia adeguato e legato al territorio, anche perché nei presìdi considerati ‘minori’ i numeri sono enormi, nessuno si gira i pollici, ma il lavoro al contrario è impressionante. Ora dobbiamo lavorare in questo senso,con chiarezza, in questo arco temporale dei due anni, chiarendo al ministero che una decisone del genere è inaccettabile, le soluzioni ci sono, anche perché gli Enti locali e Regione hanno già dimostrato di poter fare la propria parte facendosi carico anche di parte degli oneri, altrimenti sarà battaglia”, conclude.

Gianluca Ranieri (M5S):Slitta salvataggio perché la maggioranza si sfalda.Nel Consiglio Regionale del 13 dicembre scorso, non si è arrivati a poter discutere il Defr (documento di economia e finanza regionale, ndr), perché la maggioranza si è sfaldata intorno alle 21 e, di conseguenza, è slittata anche la possibilità di prendere in considerazione e mettere in programma il salvataggio del tribunale di Avezzano e degli altri tribunali soppressi. Ci auguriamo tuttavia che si possa cominciare al più presto a porre le basi per una programmazione di interventi che conduca al salvataggio del presidio di giustizia marsicano e degli altri meritevoli di tutela”, è il suo auspicio. Ranieri poi parla del previsto incontro di domani, sabato 17, organizzato dai presidenti della Giunta e del Consiglio Regionale, D’Alfonso e Di Pangrazio negli uffici di viale Bovio. “Ci auguriamo che questo incontro non sia solo l’ultimo tassello di un percorso dilatorio il cui fine ultimo sembra essere quello di condurre alla consunzione i presidi soppressi – sbotta – È ora che la Regione si assuma la responsabilità di una scelta. Il Movimento 5 Stelle parteciperà alla riunione con i suoi rappresentanti in parlamento per difendere e riaffermare quel diritto di equo accesso alla giustizia che rischia di scomparire per oltre 420 mila abruzzesi e che dovrebbe essere difeso non soltanto dai professionisti del diritto, ma da tutti i cittadini”, rimarca.

Per Ranieri “si tratta di una battaglia che non è politica, ma civile, e che vogliamo condurre assieme a tutti i rappresentanti del territorio, di ogni schieramento perché vengano salvaguardati, in particolare quei presidi i cui territori subirebbero il danno maggiore dalla chiusura, per l’ampiezza dei bacini di riferimento e per il loro ruolo di fondamentale baluardo contro l’infiltrazione della criminalità organizzata, poiché posti al confine con il Lazio e il Molise”.

Abruzzoweb

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