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“Il ritardo nella rendicontazione non deriva da irresponsabilità”

Sulla relazione della Corte dei Conti, l’Assessore Silvio Paolucci replica quanto segue:

“La relazione della Corte dei Conti sembra omettere completamente la misurazione dell’impegnativo lavoro svolto in questi 29 mesi su un fronte problematico contabile e documentale che noi abbiamo responsabilmente ereditato dal passato e che stiamo razionalizzando quotidianamente, come ci viene riconosciuto da autorità dello Stato centrale all’uopo dedicate come i soggetti competentissimi del Tavolo di monitoraggio. Produce oltremodo dispiacere l’uso abnorme di aggettivi demolitivi che poco hanno a che fare con una lettura tecnica ponderata e conferente, laddove il tema di cui si discute concerne la copertura finanziaria di diritti fondamentali delle persone che noi abbiamo saputo garantire con performance di qualità crescenti, come risultante dai referti dei numerosi Tavoli di monitoraggio cui abbiamo partecipato”.

“Auspichiamo -continua Paolucci- il verificarsi sul piano istituzionale di un controllo maggiormente collaborativo, che in altre Regioni costituisce prassi consolidata e fruttuosa, per far sì che il carico degli impegni derivante dalle norme in continua evoluzione non diventi insopportabile a causa di una postura interpretativa contundente nei confronti del sistema Regione Abruzzo, che non comincia la storia dei suoi obblighi né oggi né 29 mesi fa, e anche per non prestare il fianco ad attacchi politici privi di ogni senso di responsabilità”.

Il ritardo nella rendicontazione –prosegue l’assessore- non deriva da irresponsabilità bensì dal grande scrupolo che stiamo impiegando nell’effettuazione delle verifiche su un costituito contabile di una oggettiva complessità che stiamo riordinando con atti tipici assunti di volta in volta. Se volessimo ripianare precipitosamente quel disavanzo ereditato, dovremmo azzerare capitoli di bilancio non vincolati ma fondamentali, ad esempio quelli per il trasporto degli studenti o dei servizi alle persone deboli e prive di autonomia, che l’ordinamento dello Stato ci pone sussidiariamente come obbligo comunitario da garantire”.

“Le nuove regole contabili conosciute, studiate e condivise –conclude Paolucci- ci costringono a colmare rapidamente ma razionalmente le mancanze prodottesi in lunghissimi anni del passato, ma non possiamo e non vogliamo fare macelleria sociale per formattare i numeri contabili senza porci il tema delle conseguenze sulle decine di migliaia di persone che ricevono quotidianamente servizi di sostegno dall’erogatore regionale”.

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