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La strage delle donne, diciamo No alla violenza

Ogni tre giorni una donna muore per vittima di violenza. Un dato drammatico e confermato dall’Istat. Centosedici (116) le vittime nei primi 10 mesi del 2016. Una lieve diminuzione (il 3,3%) e c’è chi lo definisce un dato confortante. Il 3,3% in meno equivale a dire solo 4 donne in meno rispetto allo stesso periodo del 2015. Confortante? NO! Troppe. Sempre e comunque troppe le donne uccise da mariti, fidanzati, compagni o familiari stretti, dai quali ogni donna dovrebbero sentirsi protetta ed accudita e che invece trovano la morte proprio per loro stessa mano. Strangolate, soffocate, bruciate vive, massacrate, uccise da armi da taglio e da sparo. Destini terribili e morte cruenta. Un dolore, quello della violenza fisica, verbale e psicologica, dalla quale è difficile liberarsi, perché accettare che il “mostro” è proprio dentro casa, nella persona a cui si è affidato il proprio futuro, non è facile. E colpevolizzarsi di tanta violenza è la reazione iniziale di tante donne. E l’accettazione di ciò, le portano a diminuire ed in alcuni casi ad azzerare la loro capacità di reagire, di fuggire, di parlare, di denunciare.

Più degli incidenti stradali, più delle malattie, la morte domestica è la prima causa di morte nel mondo per le donne tra i 16 ed i 44 anni. Quella morte subita e consumata all’interno delle quattro mura, quelle mura magari anche faticosamente costruite, ma che si trasformano con gli anni in un luogo di dolore, di sofferenza, di violenza e di morte. Un dato questo sconvolgente. Un dato questo che nessuno vorrebbe e dovrebbe più leggere o sentire, ma che quotidianamente invece leggiamo sui quotidiani e sentiamo in tv.

Oggi è la “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”. Tanti gli appuntamenti e gli eventi organizzati in tante città italiane. A San Salvo, con inizio alle ore 17.30 presso La Porta della Terra/Casa della Cultura si terrà un incontro dal tema “Sono una bambina, non una sposa”, per riflettere proprio su un argomento attuale quale quello delle spose bambine. E’ un appuntamento organizzato dall’Assessorato alle Politiche sociali con la partecipazione della presidente Unicef Abruzzo, Annamaria Cappa Monti.

A Vasto invece stasera, al Teatro Rossetti alle ore 21,00 si terrà l’iniziativa “Mare Amaranto” un Reading Musicale i cui testi sono a cura di Raffaella Zaccagna e sono tratti da una storia vera. Con Emanuele Bellezza e Eliana Irrigati  al violino ed Enrica Russo al pianoforte, l’iniziativa è organizzata e voluta dal Centro Antiviolenza DonnAttiva di Vasto in collaborazione con il Comune di Vasto.

I Centri Antiviolenza in Italia svolgono quotidianamente un importante lavoro a sostegno delle donne ed un lavoro di prevenzione della violenza di genere ed il Centro Antiviolenza DonnAttiva di Vasto è in prima linea nel contrasto e nella prevenzione del fenomeno nella città di Vasto e in tutto il comprensorio vastese. Accoglienza, ascolto, sostegno psicologico e consulenza legale nonché il servizio di orientamento e accompagnamento all’inserimento lavorativo. Questi i servizi che le operatrici del centro riservano a tutte le donne che si rivolgono a loro.

L’anonimato, tassello fondamentale del Centro.

Nel corso del 2016 il Centro ha avuto 166 nuove richieste di aiuto e ha preso in carico ulteriori 26 donne che stanno attualmente seguendo un percorso di sostegno (psicologico, legale, ricerca del lavoro, mutuo aiuto.  in questi anni ha avuto oltre 600 richieste di aiuto ed ha preso in carico ben 156 donne. Diversi i lavori svolti dal centro. Non per ultimo un lavoro di sensibilizzazione nelle scuole perché l’educazione alla “non violenza sulle donne” parte proprio dai ragazzi.

Ultimo dato drammatico, ma non per importanza, è il dramma degli orfani, di quei bambini che non solo vedono le loro madri soffrire e subire violenze, che non solo vedono le loro madri morire davanti ai loro occhi, che non solo vedono i loro padri infliggere dolore fisico e verbale alle loro madri, che non solo vedono i lori padri ucciderle, ma che alla fine di tutto si ritrovano soli, con una madre che non c’è più ed un padre in carcere. Che siano affidati ai servizi sociali o ai familiari stretti, poco cambia, perché ciò che per sempre cambierà, è la loro vita. Negli ultimi 15 anni il numero dei bambini orfani è salito fino a quota 1628, ma di loro si parla poco, la gelida burocrazia li definisce “vittime secondarie”.

Che la giornata di oggi non sia volta solo a ricordare le tante donne che muoiono, o le tante donne che subiscono in silenzio violenza fisica, verbale, pisicologica e morale. Che sia una giornata volta a svolgere un quotidiano lavoro di sensibilizzazione intorno ad un tema quale questo della violenza delle donne. Sensibilizzazione ed aiuto concreto è ciò che occorre fare per non sentire più simili vicende drammatiche.

 

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