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Droga dai Balcani, in 31 a processo per spaccio

A cinque anni dalla maxi operazione antidroga denominata “Esmeralda”, sono tornati oggi in aula Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella i due rom vastesi a capo del sodalizio criminale sgominato all’alba del 25 ottobre del 2011 che portò a diciotto arresti in flagranza di reato, trentotto indagati, ventisei ordinanze di custodia cautelare, due ricercati, 20 chili di droga sequestrata, milioni di euro di affari, 250 carabinieri coinvolti coordinati dal colonnello Marcello Galanzi comandante provinciale dei Carabinieri di Pescara.

Fondamentale per le indagini è stato il ritrovamento nella villa dei due capi a Vasto (già confiscata e consegnata al patromonio statale), dei veri e propri “libri mastri” contenenti la contabilità dell’organizzazione: insospettabili quaderni di scuola in cui erano annotati i nomi dei sodali, le indicazioni dei quantitativi di droga e gli importi.

Le indagini dei militari del Nucleo Investigativo di Pescara, iniziate nel 2010, durate oltre un anno e che interessarono inizialmente l’ambiente rom e i quartieri pescaresi, facero venire alla luce l’articolata e ramificata organizzazione criminale dedita a piazzare e smistare sull’intera regione Abruzzo ingenti quantità di stupefacenti provenienti dai Balcani. Suddetta attività investigativa portò all’arresto in flagranza di alcuni spacciatori pescaresi al dettaglio, da cui si è poi risaliti a quelli all’ingrosso fino ad arrivare ai vertici della organizzazione: Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella, i due rom vastesi, denominati “i signori della droga”. Dirigevano infatti loro tutti gli altri trafficanti di droga in Abruzzo con fornitori che coprivano tutta la zona che andava da Alba Adriatica a Vasto. Un’operazione, denominata Esmeralda, dal nome della protagonista zingara del Gobbo di Notre Dame, perché, secondo quanto riferito dai Carabinieri, le donne avevano un ruolo fondamentale nell’organizzazione.

Carmine Bevilacqua e Lucia Sauchella, coniugi rom individuati come capi indiscussi dell’organizzazione, si rifornivano di cocaina ed eroina direttamente dalla rotta balcanica. Lui, allora 37enne appartenente ad una delle famiglie rom più attive attualmente sulla piazza criminale locale, lei, allora 35enne, con 8 anni di galera per narcotraffico già scontati, inflittigli dal Tribunale di Milano. I due “signori” erano già in carcere dal 13 luglio 2010, quando lo stesso Nucleo Investigativo li arrestò mentre stavano stoccando 10 chili di merce, con l’aiuto dei figli minorenni, nei saloni faraonici e della loro milionaria villa vastese, finita poi sotto sequestro e confiscata. Ma mentre loro scontavano altri 8 anni in carcere, la rete continuava ad agire a piede libero dal basso chietino fino a Martinsicuro, “in lungo e largo per tutto l’Abruzzo”. E dopo un anno e mezzo di indagini, coordinate dal Direzione distrettuale antimafia aquilana della dottoressa Antonietta Picardi, furono emanate dal Gip Marco Billi le decine di ordinanze di custodia cautelare.

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