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Procura e Baschi Azzurri, sedici nei guai a Vasto

 Nuovi guai giudiziari per la giunta Lapenna, ma anche per dirigenti comunali, il responsabile dei Baschi Azzurri e l’ad della Pulchra Ambiente. Al termine dell’inchiesta innescata da due esposti alla polizia provinciale di Antonio Parisi, fondatore di Linea Diretta Sos e Radio Cb Histonium, il Pm Enrica Medori ha inviato a 16 persone l’avviso di conclusione delle indagini.

I nomi: l’ex sindaco, Luciano Lapenna, il suo vice, Vincenzo Sputore, gli assessori di allora Lina Marchesani,  Nicola Tiberio, Anna Suriani, Marco Marra, Luigi Masciulli, Gino Marcello. Con loro rischiano il rinvio a giudizio anche il segretario comunale, Rosa Piazza, i dirigenti Enzo Marcello, Lino D’Annunzio, Alfonso Mercogliano, Pasquale D’Ermilio, l’ex ingegnere capo, Roberto D’Ermilio, il responsabile del gruppo locale di protezione civile, Eustachio Frangione, che ha fondato l’associazione. Tra gli indagati anche l’amministratore delegato della Pulchra Ambiente, Paola Vitelli.

A vario titolo gli indagati rispondono di concorso in abuso d’ufficio, violazione delle leggi ambientali e, nel caso della Vitelli, del presunto, mancato rispetto di norme autorizzative in materia ambientale.

La vicenda è quella del controllo e della sorveglianza delle discariche abusive che, nel 2014, vide la giunta comunale stipulare una convenzione con la Onlus Baschi Azzurri, fondata da Eustachio Frangione, il responsabile del gruppo locale di protezione civile. Dal giugno 2014 all’ottobre 2015, la Onlus percepì 40 mila euro per contrastare le discariche abusive in città.

Gli indagati hanno ora venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive, dopo di che la procura potrebbe chiedere il rinvio a giudizio al Gup. Due le delibere finite nel mirino di Parisi, assistito dall’avvocato Aurora Mancini: 185 del 25 giugno 2014 e la 281 del successivo 24 settembre. Grazie ad esse i Baschi Azzurri potevano effettuare il servizio di raccolta rifiuti abbandonati nel territorio comunale concentrandoli in un deposito temporaneo, poi sequestrato, messo a disposizione dal Comune.

Secondo Parisi, tra l’altro, il servizio andava affidato a ditte specializzate, non a volontari chiamati a maneggiare rifiuti pericolosi, tra cui batterie esauste.

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