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“…e non finisce qui”. Le prime volte di una comunità che crede in Dio

Si è concluso il 14 agosto scorso, con la festa patronale, il ciclo annuale delle tre sagre organizzate dalla parrocchia “Santa Maria del Sabato Santo” di Vasto. Bilancio più che positivo quello registrato dalla chiesa di via Alborato sia per quanto riguarda la presenza di pubblico sia per la partecipazione dei collaboratori, circa un centinaio tra grandi e piccini, di cui la maggior parte – per la prima volta – dietro a uno stand o a un fornello. Obiettivo delle manifestazioni è stato quello di permettere alle persone di trascorrere del tempo insieme, conoscersi meglio e, soprattutto, collaborare per la parrocchia, “unica strada percorribile per costruire la comunità religiosa, umana e sociale”, ha detto don Antonio Totaro, a capo della chiesa da un anno e mezzo.

Le tre sagre sono state quella della ventricina (23-24 luglio), della pizza (3-4 agosto) – che per la prima volta si è tenuta “per motivi logistici” nell’atrio della parrocchia anziché nel largo antistante la chiesetta di Sant’Antonio Abate – e a seguire quella della patata (13-14 agosto) che ha accompagnato e chiuso la festa patronale dedicata a Santa Maria del Sabato Santo, anche per quest’ultima “una prima volta” perché celebrata ad agosto anziché a settembre.

“I nostri ragazzi e i nostri giovani hanno bisogno di queste realtà – ha spiegato don Antonio – che ci saranno solo se noi grandi cominciamo oggi a camminare in questa direzione”. E infatti nei giorni delle tre sagre c’è stato un andirivieni di bambini di tutte le età. Con cuffia in testa e guanti alla mano li trovavi al lavoro nelle più disparate mansioni, coadiuvati da collaboratori adulti. Pure nel vendere i biglietti della lotteria di beneficenza, la cui estrazione è avvenuta l’ultima sera, il 14 agosto, e anche lì presenti nel pescare i numeri vincenti e far felice i fortunati possessori.

Nell’omelia mattutina del giorno dopo, don Antonio ha spiegato che la storia personale della Madre di Gesù e la sua Assunzione in Cielo -in assenza del sepolcro- devono essere interpretate come testimonianza del fatto che esiste un’altra vita, di cui ognuno di noi potrà godere a una condizione, quella di credere in Dio. Che si può sintetizzare – per la prima volta- in un “…E non finisce qui”.

Rossana Pagliaroli

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