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Etelwardo Sigismondi scrive al sindaco Francesco Menna

Egregio Sindaco,

Giovedì sono stato in Consiglio comunale per assistere alla seduta relativa alla gestione degli eventi estivi 2013, che da ultimo ha trovato anche l’interessamento della Magistratura. Mi sono recato presso l’Aula “Vennitti” per ascoltare il dibattito, ma soprattutto per ascoltare Lei. E non Le nascondo che dal punto di vista strettamente politico, ho osservato con attenzione la svolta generazionale che ha “lanciato” in campagna elettorale, quella svolta generazionale che nel centrodestra, ad onor del vero, non è mai riuscita, non è stata mai tentata e, probabilmente, è stata troppo spesso soffocata.

Ero venuto per capire come dalle Sue parole, alla prima prova di fuoco, potesse nei fatti sostanziarsi la tanto annunciata “discontinuità” con il passato.

Certamente, non posso celarLe la speranza e la curiosità di trovare, finalmente, risposte a quegli interrogativi posti in Aula dal sottoscritto in tempi non sospetti, sulle medesime questioni oggi oggetto di indagini e giovedì di Consiglio e mai soddisfatti. Del resto, non ero l’unico curioso, vista la presenza di numerosi altri concittadini, tutti desiderosi, mi creda, non di vedere qualcuno sulla graticola, bensì di avere contezza di come fosse stato speso il denaro pubblico.

E debbo ammettere, Sindaco, che mi aspettavo di più dal Suo intervento. Mi aspettavo di vederLa gestire la seduta libero e lontano dagli schemi del passato. Mi aspettavo di vedere emergere, forte, prepotente e impavido, l’interesse di un giovane Sindaco ad approfondire e conoscere meglio la vicenda amministrativa, non già la questione giudiziaria. E invece…nulla di tutto ciò.

Da subito mi è parso più concentrato a salvaguardare l’immagine del Pd, tralasciando l’aspetto più importante: quello di fornire risposte ai Suoi concittadini. L’ammonizione, in un’Aula consiliare, di avere a disposizione una folta schiera di avvocati pronta a querelare alla prima frase fuori posto, è mortificazione del pubblico dibattito e, devo dire, mi ha sorpreso negativamente.

Certo, sotto la lente d’ingrandimento c’è la vecchia Giunta e Lei non era Assessore, ma sappiamo ambedue che il Testo Unico degli Enti Locali, al comma 1 dell’articolo 36, prevede che “sono organi di governo del comune il Consiglio, la Giunta, il Sindaco” . Lei, come me, era Consigliere e addirittura Capogruppo del Pd, e quindi se qualcuno Le pone delle domande, non commette reato. E non commette reato perché sempre il Testo Unico, al comma 1 dell’articolo 42, dispone che “il Consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico-amministrativo” . Voler conoscere in che modo è stato esercitato questo controllo, nella precedente consiliatura, da chi sedeva sui banchi dell’Aula “Vennitti”, non è la formulazione di un’accusa ma sacrosanto diritto degli elettori.

Comprendo che non poteva accettare la richiesta delle minoranze di modifica dell’assetto della Giunta, frutto – si sa – di delicati e precari equilibri interni al Pd, però promuovere una indagine amministrativa interna al Comune sarebbe stato auspicabile se non addirittura d’aiuto, soprattutto a Lei oggi Sindaco di Vasto.

Forse l’annuncio di un’eventuale costituzione di parte civile contro qualsivoglia amministratore coinvolto avrebbe rassicurato e di molto i tanti concittadini presenti giovedì in Consiglio comunale. Questi cittadini, invece, sono tornati a casa con l’amaro in bocca, non perché avrebbero voluto la ghigliottina, ma perché – e Lei lo sa – approvare una risoluzione della maggioranza che impegna il Sindaco “a indire una o più giornate di approfondimento sul nuovo codice degli appalti”, è veramente poca cosa.

Coraggio, Sindaco, il Consiglio è passato ma ha ancora la possibilità e tutti i poteri per avviare almeno l’indagine amministrativa, strumento diverso dall’indagine giudiziaria e utile per evitare che eventuali errori commessi in passato possano tornare a verificarsi. Una Sua inerzia di oggi suonerebbe come piena condivisione delle scelte amministrative del passato e, se la vicenda giudiziaria dovesse accertare delle responsabilità penali, l’unica azione possibile, allora, rimarrebbe quella di archiviare la gestione della città a guida Pd anche con le Sue dimissioni: questo, non certamente per reati amministrativi, ma per aver messo la testa sotto la sabbia, che in Politica – si sa – è colpa grave.

Dimenticavo: se in questa mia lettera dovessero ravvisarsi gli estremi per una querela, mi quereli pure… queste cose qualcuno gliele doveva pur dire.

Cordiali saluti

Etelwardo Sigismondi

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