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Soffocò l’anziana, 30 anni all’omicida

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a trent’anni di reclusione per l’uomo che, quattro anni fa, uccise Michela Strever, 68 anni, dopo averla picchiata selvaggiamente. La sentenza nei confronti di Hamid Maathaoui, marocchino di 38 anni, ritenuto colpevole di omicidio e rapina aggravata, diventa definitiva. A rappresentare i familiari della vittima è stato l’avvocato Arnaldo Tascione. La Suprema Corte ha contestato diverse aggravanti. In particolare la crudeltà del gesto e la mancata capacità di difesa della vittima, nonché il nesso fra l’omicidio e la rapina.In sostanza, quanto già sostenuto in primo grado dai giudici vastesi il 21 ottobre 2013 e un anno dopo dai giudici della Corte d’appello dell’Aquila.

«È la fine di una tristissima vicenda raccontata da una sentenza che si commenta da sola», commenta soddisfatto l’avvocato Tascione, ricordando la pena sofferta dal fratello della vittima, Antonio Strever, per lunghi mesi indagato, «a lui e alle sorelle è stata restituita la dignità che meritano».

L’OMICIDIO. All’alba del 19 dicembre 2012 Antonio Strever trova il corpo straziato della sorella. La donna è legata al letto con il cranio fracassato e la bocca piena di fazzoletti di carta. Sul posto arrivano i carabinieri. La scena che appare ai loro occhi è straziante. Il fratello della vittima viene indagato. Un atto dovuto ma che fa tanto male alla famiglia Strever. I pm Giancarlo Ciani ed Enrica Medori scavano nella vita della vittima. Su un’agenda della pensionata viene trovato il nome storpiato di Hamid. I magistrati dispongono delle intercettazioni telefoniche, grazie alle quali arrivano a Maathaoui. L’uomo, che nel frattempo si è rifugiato a Barletta da un connazionale, messo alle strette, ammette l’aggressione e la rapina, ma assicura di avere lasciato Michela Strever viva. L’accusato viene rinchiuso nel carcere di Trani. I risultati delle indagini dei carabinieri del Ris lo inchiodano: sui fazzoletti di carta trovati in bocca alla vittima c’è anche il suo Dna. Il fatto più triste è che l’uomo avrebbe ucciso la povera donna per pochi soldi. La difesa dell’arrestato ha parlato in passato della presenza di un altra persona con Hamid Maathaoui, ma il particolare non è stato mai dimostrato mentre è sicuro che la pensionata abbia invocato fino alla fine pietà. «Questa sentenza ridà giustizia ad una famiglia così duramente provata», rimarca l’avvocato Tascione, «anche se nessuno potrà ridare alla famiglia Strever la cara Michela».

Il centro.it

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