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Le strutture di ricovero per disabili ed anziani non più autosufficienti

La crisi economico-finanziaria delle strutture di RSA ed RA per anziani non autosufficienti e disabili ha radici datate. I motivi sono plurimi e stratificati nel tempo. È bene ricordare che questi Enti operano in nome e per conto del Servizio Sanitario Regionale tramite la negoziazione con la Regione Abruzzo di un budget annuo costituito da rette giornaliere al fine di garantire il servizio di assistenza socio-sanitaria a questa tipologia di paziente/utente. Le rette giornaliere, stabilite dalla Giunta Regionale, furono fissate con Delibere n. 661 e 662 del 14 agosto 2002, quando ancora il costo della vita si calcolava in lire, e la norma nazionale, con DM Sanità del 15 aprile 1994, dispone la periodicità almeno triennale dell’aggiornamento delle tariffe in considerazione delle innovazioni tecnologiche, dei costi delle prestazioni, dei costi contrattuali e della vita (indice Istat).

Peraltro, il budget complessivo destinato dalla Regione all’assistenza degli anziani e disabili fu all’epoca negoziato con le strutture per circa 40 milioni di euro. Oggi, a seguito dei drastici tagli inflitti alla sanità, sono scesi a 32 ml. Su questo già delicato e precario scenario di sostenibilità economica si è abbattuto come uno tzunami l’ultimo provvedimento regionale determinato dall’introduzione delle Compartecipazione da parte dell’utente alla spesa della quota sociale finora a totale carico della Regione. Ma, nonostante la stessa Regione abbia opportunamente provveduto per gli anni 2014 e 2015 a farsi garante dell’intera quota dovuta dal cittadino/comune dedicando un accantonamento di circa 16 milioni in un preciso capitolo di bilancio, le Strutture di ricovero non sono ancora riuscite a percepire nulla di dette cospicue somme che ammontano ad oltre 10 milioni di euro. Conseguenza inevitabile è l’ulteriore decurtazione del già esiguo budget di 32 milioni. Questa aberrazione contabile viene determinata dal fatto che non si è ancora riusciti ad attivare una corretta procedura di fatturazione che coinvolga Utente, Comune e Regione, ognuna in quota parte, che ponga nelle condizioni le RSA e le RA di poter esigere le relative somme.E per l’anno 2016 la confusione che regna non sembra cessare, anzi, pare che grottescamente si complichi di più. Ciò lo si deve ad una farraginosità nelle interpretazioni delle leggi e dei regolamenti che normano l’istituto della Compartecipazione a tal punto da essere diventato terreno di battaglia politica tra opposti schieramenti e di incomprensioni istituzionali tra Regione e Comuni su chi debba fare cosa. In questo pantano politico/burocratico le Strutture, sempre più asfitticamente, continuano ad operare cercando di far fronte a tutte le esigenze quotidiane per garantire un dignitoso servizio assistenziale facendo sempre più ricorso ad esposizioni bancarie che le costringono a maturare enormi debiti con annessi pesanti tassi di interessi che minano nelle fondamenta un sano equilibrio di bilancio aziendale. Se tale situazione dovesse ancora perdurare senza trovare degli immediati correttivi da parte delle Istituzioni preposte ad individuare una corretta e soprattutto applicabile procedura di fatturazione della quota di Compartecipazione, le Strutture di RSA ed RA per Disabili ed Anziani non Autosufficienti della Regione Abruzzo saranno presto nella impossibilità di continuare a garantire servizi assistenziali dignitosi alle persone ed a far fronte al pagamento delle retribuzioni delle centinaia di Operatori Sanitari che questo settore impegna.

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