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Vasto, sospesa attività oleificio per tre mesi

Il titolare non è stato in grado di esibire la documentazione circa l’utilizzazione e lo smaltimento delle acque di vegetazione del frantoio, i cui residui, altamente inquinanti, sono stati rinvenuti nei terreni circostanti. Queste le motivazioni che hanno indotto l’architetto Michele D’Annunzio, dirigente dell’ufficio ecologia, ambiente e sanità del Comune a emettere una ordinanza di sospensione dell’ attività all’interno di un oleificio di Vasto. Il provvedimento, emesso a ridosso delle festività natalizie e della validità di novanta giorni, è stato trasmesso al Nas di Pescara (nucleo antisofisticazioni dei carabinieri), all’Arta Abruzzo, distretto sub-provinciale di San Salvo e al comando di polizia municipale.

L’ordinanza, che vieta qualsiasi attività all’interno dell’opificio oleario, fa seguito ad un controllo igienico-sanitario effettuato il 17 novembre scorso dai carabinieri del nucleo antisofisticazione e sanità di Pescara. Dalla verifica ispettiva è emerso che l’operatore del settore alimentare non è stato in grado di esibire ai militari la dichiarazione preventiva o altra documentazione circa l’utilizzazione e le modalità di smaltimento delle acque di vegetazione prodotte dall’impianto produttivo. I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni hanno anche evidenziato che dalla vasca di raccolta delle acque di vegetazione sono stati notati rivoli di refluo che dall’opificio si immettevano nei terreni limitrofi di proprietà del titolare del frantoio, al quale è stata contestata la violazioni della normativa di settore. Al titolare dell’opificio non resta ora che mettersi in regola.

Le acque reflue derivanti dalla lavorazione dell’olio d’oliva sono tra i reflui dell’industria agroalimentare quelle a più alto tasso inquinante a causa della loro acidità, della presenza di composti fenolici, di sostanze di sospensione e soprattutto di un elevato carico organico. Queste caratteristiche negative sotto l’aspetto ambientale, sono amplificate da altri elementi, quali la stagionalità della lavorazione delle olive, la forte concentrazione del potenziale inquinante in un ristretto periodo dell’anno e le piccole dimensioni degli oleifici che non garantiscono quella economicità di gestione nella fase di trasformazione e quindi di smaltimento con conseguenti problemi operativi, burocratici e perfino penali. Le acque di vegetazione rappresentano ancora un incubo per molti frantoiani.

Anna Bontempo

 

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