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Bufera nell’Udc vastese, Montemurro e Bernardone fuori dal partito?

E’ bufera all’interno dell’Udc vastese dove si inaspriscono i toni della diatriba tra le varie anime dopo che la venuta in Abruzzo, a fine ottobre, dell’on. Giuseppe De Mita, vice segretario nazionale del partito, aveva dato al benedizione a Francesco Piccolotti quale nuovo commissario dell’Udc vastese.

Un commissariamento che i vertici locali, a partire dal presidente della sezione Roberto Laccetti che pochi giorni dopo ha rimesso il suo mandato affermando: “esco senza fare polemiche e senza criticare la gestione del partito operata a livello regionale anche se non la condivido”.

La situazione, però, appare più ingarbugliata di quanto si possa immaginare ed a buttare nuova, tanta, benzina sul fuoco è una nota a firma del segretario cittadino Angelo Bernardone e del capogruppo in Consiglio comunale Massimiliano Montemurro che puntano il dito accusatorio vero il commissario regionale Enrico Di Giuseppantonio, al quale rimproverano il fatto che ormai da giorni “i vertici locali dell’Udc chiedono con insistenza di far chiarezza su quanto apparso sulla stampa circa un ventilato commissariamento a livello vastese. E’ da giorni che abbiamo richiesto chiarimenti per le vie istituzionali rispettando il nostro statuto, sulle presunte illazioni, logiche e situazioni che giustifichino questo presunto commissariamento”.

“Noi riteniamo una bufala quanto apparso sulla stampa – accusano Bernardone e Montemurro – in quanto lei, sig. Di Giuseppantonio, non ha fatto pervenire alcunché per le vie gerarchiche come previsto dal nostro statuto”.
I due esponenti locali dell’Udc alzano ancor ai toni quando chiedendo all’ex presidente della Provincia di Chieti ed attuale sindaco di Fossacesia “dobbiamo ritenere che non esista piu’ il partito e che non vadano rispettati gli ideali per cui e’ stato fondato?

Cosa dobbiamo pensare? che da quando abbiamo rifiutato apparentamenti dettati da logiche partitiche (che non ci appartengono) e alla luce del nostro verbale di ottobre, a voi trasmesso, sono emersi malumori a livello superiore che ci vuole commissariati?

Bene, visto che il mezzo usato e’ la stampa chiediamo per la centesima volta di fare chiarezza su questa storia tenendo presente che sui tavoli fin qui organizzati siede una persona che non ci rappresenta e speriamo che non rappresenti neanche l’Udc”.

L’attacco è diretto e violento verso Piccolotti, catapultato dall’alto ad amministrare un partito senza confronto interno ed allora le conseguenze non potevano che essere quelle esplicitate nel seguito della nota in cui Bernardone e Montemurro affermano: “in caso di ulteriore silenzio da parte degli organi di vertice del l’Udc, soprattutto il suo sig. Di Giuseppantonio, trarremo la conclusione che ci avete cacciato dal partito senza nessuna giustificazione o logiche che tengano. Sappia che se e’ cosi’, e’ stato commissariato solo il simbolo e non sicuramente le nostre persone e le nostre idee. Sappia che noi faremo presente a tutti i cittadini che si riconoscono come moderati, dell’estremismo autoritario di cui siamo stati vittime. Sappia che la casa dei moderati siamo noi e che da otto anni lavoriamo a questo progetto, né lei sig. Di Giuseppantonio e né tu caro Francesco potete commissariare gli ideali in cui crediamo. Sappia come abbiamo gia’ ampliamente spiegato con il verbale di ottobre, redatto dal direttivo e dagli iscritti, che e’ ora di rivendicare per Vasto una guida moderata che manca oramai da troppo tempo”.

E’, dunque, una presa di posizione decisa quella dei vertici locali dell’Udc che ribadiscono la forte contrarietà al commissariamento del partito a Vasto (ed evidentemente le paventate scelte elettorali) ribadendo a Di Giuseppantonio e C. che “se non siamo benvenuti nel partito continueremo il lavoro fin qui intrapreso per portare alta la voce dei moderati rivendicandone un ruolo principale, non assoggettato a logiche partitiche, per ridare ai vastesi ed a Vasto un ruolo primario che le spetta nel territorio. Ci manchera’ solo il simbolo a cui siamo legali in quanto rappresenta gli ideali in cui crediamo con orgoglio ancora oggi”.

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