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Arap: volatilizzati 26 milioni di euro in 16 mesi e i dipendenti dei consorzi sono senza stipendio

L’Arap-Azienda regionale per le attività produttive doveva essere l’ente capace di coordinare le attività dei sei consorzi industriali abruzzesi, ma il suo parto è stato difficile, lungo e contestato. Per tanti motivi. Partorita grazie alla promulgazione di due leggi regionali, ovvero la n. 23/11 e la n. 30/2012 la nuova Azienda non ha mai portato a una reale fusione tant’è che come hanno più volte denunciato gli stessi imprenditori si è avuta una sovrapposizione con i vecchi consorzi industriali rimasti in vita coi loro staff e le loro funzioni e mansioni, dunque, ripetute.

L’unica concreta fusione tangibile è stata la fusione dei capitali con il Coasiv vastese che si è visto portare via le proprie liquidità finite a sanare apparentemente i debiti altrui. Dopo quasi due anni dalle legge istitutiva, l’Arap ha visto anche il parto del suo Cda formato dal presidente Tiziano Petrucci e dai consiglieri Adriano Marzola (che era stato commissario in quel di Vasto) e Lorenzo Di Marzio. A distanza di poco meno di un anno da quell’atto sono cominciate le bordate verso un ente apparso ai più del tutto inutile, a cominciare da quelle sparate da Abruzzo Civico, partito di governo regionale peraltro, e dal Movimento 5 Stelle.

Parlavano di “quadro di inoperatività ‘reale’, caratterizzata da una costante confusione di gestione”, Mario Olivieri e Andrea Gerosolimo, “un Ente, che dopo la riforma, e senza un intervento concreto, pare destinato a rappresentare l’ennesimo fallimento della politica” lo definiva invece Pietro Smargiassi all’indomani del primo tavolo tecnico su una possibile revisione dell’Arap, intorno al quale erano seduti anche il Sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, in rappresentanza dell’Anci, Antonio Innaurato, in rappresentanza delle Comunità Montane, Gabriele Gravina, commissario liquidatore del Consorzio industriale Aterno Pescara (Val Pescara) e il funzionario regionale Adriano Marzo.

Accuse che il Cda si è portato dietro da allora e che oggi sono state monetizzate con una perdita a carico dell’ente di ben (udite, udite) 26 milioni di euro in poco meno di 2 anni, tant’è che la III Commissione consiliare (Agricoltura, Attività produttive, Sviluppo economico) è stata infatti chiamata a esprimere un parere sulla necessità di revocare l’attuale consiglio d’amministrazione, nominando un commissario per la gestione straordinaria dell’azienda regionale delle attività produttive.

“Quello che però un cittadino qualunque come me si chiede – sottolinea il Consigliere regionale del M5S Pietro Smargiassi – è se sia veramente questo il momento di prendere una scelta di questo tipo o se magari, in questi sedici mesi, si sarebbe già potuto porre mano alla situazione dell’Arap, dando seguito alle grida di allarme lanciate da più parti. Su questo credo che ognuno di noi, come classe politica, deve fermarsi e fare un esame di coscienza su quanto si poteva fare e non è stato fatto”.

E la situazione è ancor più grave se si pensa che per la prima volta in tanti anni della loro esistenza i dipendenti dei consorzi industriali non si sono visti accreditare lo stipendio.

“In otto mesi dalla istituzione della cassa unica – accusa Smargiassi – si è arrivati alla mancanza di liquidità. Per questo sollecito la Regione Abruzzo, quale responsabile dell’iniziativa legislativa di riordino/riforma degli ex consorzi industriali, a intraprendere gli opportuni provvedimenti di natura economica e finanziaria, in quanto i gravi ritardi e le inefficienze che si riscontrano nella funzionalità dell’Arap sono frutto di un frettoloso processo di fusione degli ex consorzi non supportato da un piano industriale adeguato e da un progetto coerente e condiviso di sviluppo industriale della regione”.

Luigi Spadaccini

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