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Lo spopolamento del Centro Storico: il caso di Corso Palizzi la fiorente zona commerciale della città

 

 

 

II Piano di Recupero del Centro Storico di Vasto, predisposto dall’Urbanista Luigi Cervellati, nelle considerazioni e nei commenti di tutti, non è il “toccasana” indispensabile per “salvare” quello che è compromesso e non più recuperabile del centro, ad iniziare dallo spopolamento della zona conseguente alla fuga verso la periferia.

Causa principale la impossibilità di adattare le vecchie abitazioni alle moderne esigenze, l’assenza di garage negli edifici antichi o di posti auto sulla strada.

Si è detto che gli abitanti del centro storico ammontino a 2.300, ma vediamo, intanto, cosa è accaduto. Prima della seconda guerra mondiale Vasto contava 20 mila abitanti (di cui la metà nelle campagne). Fra il nuovo quartiere del Corso oltre piazza Rossetti (esterno alla città storica) e il vecchio quartiere di S. Pietro (devastato dalla frana del 1956), si contavano 1.500 abitanti. Per cui si può calcolare che nella residua città storica ce ne fossero circa 8.500. E allora: come e perché si sono ridotti a 2.500?

Diciamo che va bene ridurre la densità abitativa dei vecchi quartieri, ma la fuga di più di due abitanti su tre è, perlomeno, patologica, per varie cause: l’inadeguatezza dell’edilizia e dell’urbanistica storiche alle esigenze moderne; la drasticità di vincoli normativi.

Basti considerare la norma di PRG che vietava qualsiasi intervento nella zona A/1 in assenza di piano partìcolareggiato (atteso per un’eternità, partorito, poi, come “Piano Spagnesi”.

All’epoca nel perdurare di quel vincolo nelle sole abitazioni sulle piazze da Palazzo D’Avalos a Palazzo Palmieri (esclusi) la popolazione si ridusse a undici, non famiglie, ma persone (la fonte della notizia è tratta dallo scomparso dott. Giuseppe Pietrocola, che era uno di quelli).

È vero che la drasticità dei vincoli di qualsiasi genere spopola i quartieri, ma anche l’inadeguatezza dei servizi.

Allora, come ripopolare il centro storico di Vasto?

Solo consentendo ristrutturazioni e per il resto attirandovi esercizi pubblici (bar, pizzerie, locali di divertimento). Per chi? Per il turismo? (che a Vasto è esclusivamente balneare!).

Pensiamo che se più di due abitanti su tre (contati senza annoverarvi quelli del quartiere S. Pietro colpito dalla frana) sono emigrati in periferia, non è stato solo per la impossibilità di ristrutturare, né per la carenza di locali del tipo come sopra citati.

Sparito l’artigianato, nei piani terreni era rimasta la piccola distribuzione, soprattutto nelle vie più frequentemente percorse.

Tipico ed emblematico è il caso di Corso Palizzi. La sparizione degli edifici per via della frana, già aveva ridotto, ma non tolto, la caratteristica di fiorente zona commerciale, alla cui permanenza fu provvidenziale l’apertura di un mercatino ittico fuori Porta Nuova, lungo Via Francesco Crispi.

A quell’epoca in Corso Palizzi c’erano negozi di generi alimentari; di frutta e verdura, di scarpe, di tessuti, saloni di barbieri, vari altri esercizi. Soppresso il mercatino di via Crispi quei negozi chiusero uno dopo l’altro fino all’attuale totale abbandono.

Via Santa Maria avrebbe avuto la stessa sorte. La riapertura del ristrutturato Mercato di Piazza S. Chiara dovrebbe ridare un po’ di vitalità. La zona ha bisogno di quel mercato, altrimenti si finirà per riaprirne un altro in periferia, e la gente, anziani,e casalinghe, saranno costretti a lunghi percorsi, anche per comprare verdure, pesce, latticini, insaccati; come avviene per gli articoli. Ma, in compenso, in centro prolificano gioiellerie, negozi di abbigliamento, nonché varie sciccherie, cui si pretende di aggiungere bar pizzerie e pub. Forse per offrire un centro storico- vetrina?

GIUSEPPE CATANIA (noi vastesi)

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