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Un fronte comune contro Ombrina, Lapenna ha chiamato a raccolta i sindaci della costa teatina

Non poteva che finire in questa maniera la riunione tenuta a Palazzo di Città dal sindaco Luciano Lapenna con alcuni sindaci della costa teatina e i dirigenti comunali. Contro Ombrina Mare si ricorrerà dinanzi al TAR del Lazio. Una scelta univoca, dunque, sulla quale Lapenna contava molto per dare più forza all’opposizione contro quel progetto al quale lo Sblocca Italia montiano prima e il Decreto Sviluppo renziano poi avevano ridato fiato e corpo.

Era il 6 marzo quando la Commissione per la Valutazione di impatto ambientale nazionale ha espresso parere positivo all’impianto, parere che ha aperto le porte alla concessione per 24 anni alla Rockhopper (ex Medoilgas) di poter coltivare il giacimento di idrocarburi che prevede la perforazione di 4-6 pozzi, la realizzazione di un serbatoio galleggiante per il trattamento e lo stoccaggio della produzione di olio, di una piattaforma di produzione di gas ed olio, di una linea subacquea per i trasferimenti tra la piattaforma ed il serbatoio e di un’altra per il trasferimento del gas dalla piattaforma Ombrina alla piattaforma esistente Santo Stefano Mare 9.

Da allora la battaglia è stata continua con una nuova manifestazione di protesta in quel di Lanciano per ribadire con forza il no alla petrolizzazione dell’Adriatico, ma ora, di qui la motivazione dell’incontro di ieri, bisogna agire concretamente avverso il progetto e bisogna farlo creando un fronte comune. Di qui la volontà di agire dinanzi ai togati amministrativi depositando il ricorso entro il 2 novembre prossimo. Un documento che dovrebbe essere sostenuto dai Comuni di San Salvo, Casalbordino, Fossacesia e Ortona e che affiancherà il ricorso già avanzato da quelli di Rocca S. Giovanni e S. Vito Chietino.

Un percorso che il Comune di Vasto aveva di fatto già avviato, dal momento che il 2 settembre scorso la Giunta comunale ha approvato la delibera che dava indirizzo all’avvocatura comunale di predisporre il Ricorso al TAR per impugnare il provvedimento di compatibilità e che sarà seguito dall’approvazione in Consiglio comunale di un nuovo Ordine del Giorno a sostegno dei referendum i cui quesiti sono stati già depositati in Corte di Cassazione da 10 Regioni italiane.

E’ innegabile il fatto, però, che ci si trovi di fronte a una situazione paradossale con un Governo di centrosinistra che sembra accelerare e non poco sulla deriva petrolifera ed 8 Regioni amministrate dalla stessa parte politica (sulle 10 che si sono presentate alla Cassazione) che depositano quesiti referendari avversi alle decisioni maturate da Renzi e C. Insomma, il braccio di ferro continua mentre in Croazia sono state già ritirate alcune concessioni.

L. S.

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