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Il 25° di sacerdozio di don Gianni Sciorra vissuto in due intense cerimonie religiose

La Comunità di S. Paolo ha partecipato con esultanza spirituale alla celebrazione del 25° di Sacerdozio del Parroco don Gianni Sciorra, in due intense cerimonie religiose, svoltesi ieri, 8 settembre 2015. Nella Chiesa gremita di fedeli, don Gianni, particolarmente commosso, ha concelebrato la S. Messa assieme a tre confratelli (il vice parroco don Giovanni Boezi, don Pasquale Santoro e don Palmerio Taliani) e due diaconi (Nicola Buda ed Enzo Cirulli), con il pensiero costante di quel giorno indimenticabile dell’8 settembre 1990, quando Mons. Antonio Valentini nella Cattedrale di Chieti gli impose le mani per ordinarlo prete. “Non è solo la mia festa – ha detto all’inizio della Celebrazione don Gianni – ma è la festa della famiglia, perché tale è la comunità affidata alle mie cure pastorali. È una festa che si innerva nell’orizzonte della preghiera e della riflessione religiosa. Perciò vi prego di accompagnarmi non solo con l’affetto e l’amicizia, ma anche e soprattutto con la preghiera”.

L’omelia di don Gianni è stata una ricca e incisiva testimonianza sulla sua esperienza venticinquennale di sacerdote (un vero esame di coscienza), attraverso un approfondimento di come Dio vuole i pastori di anime. Si è pertanto riferito ad alcuni testi del Curato d’Ars, Patrono dei Parroci. Il sacerdote, ha sottolineato don Gianni, è l’amore del cuore di Gesù, per cui un buon Pastore è il più grande tesoro che Dio può dare ad una parrocchia. Il sacerdote è colui che ogni giorno durante la Messa consacra il pane e il vino, che diventano il corpo e sangue di Gesù, è colui che distribuisce la grazia attraverso gli altri sacramenti, in particolare in quello della Confessione. Se non ci fossero i Sacerdoti, ha commentato a questo punto don Gianni, le comunità vivrebbero in una desolante aridità umana e sociale.

Un altro elemento evidenziato dal Curato D’Ars è il senso di responsabilità del buon pastore, che cura le sue pecore e se ne perde una, lascia le 99 nell’ovile e va alla ricerca della pecorella smarrita. Il prete non è prete per sé, ma per gli altri. Egli è un dono d’amore. Il sacerdote, ha aggiunto don Gianni, non può esserci senza di voi fedeli. Ma egli non sta nella comunità come un semplice operatore sociale, la sua missione è alta, perché egli è impegnato a donare Gesù, di cui il mondo di oggi ha particolarmente bisogno. A questo punto don Gianni ha chiesto perdono per ciò che non ha realizzato come prete in questi 25 anni, ma ha aggiunto di voler continuare, fidando sulla grazia, ad amare Dio e i fratelli con spirito di umiltà e di servizio.

Nel secondo incontro, programmato per le ore 21 (anche a questo ha partecipato tantissima gente), si è sviluppato ancora il tema del Buon Pastore (Gv. 10,1-18), ma visto nell’ottica biblica. Tema richiamato anche sull’immaginetta, distribuita ai fedeli come ricordo dell’evento religioso: “Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. La riflessione sul tema sacerdotale, ci ha confidato don Gianni, continuerà con tutti gli altri confratelli della zona pastorale di Vasto in una giornata di ritiro spirituale.

Luigi Medea

  • 6 - Il pubblico
  • 3 - I confratelli concelebranti e i diaconi
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