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Cemento sulla costa, maglia nera a Vasto

 

C’ è anche Vasto tra i centri abruzzesi dove il consumo di suolo, a causa della massiccia cementificazione, non ha risparmiato neanche la costa. Ad attestarlo è uno studio di Legambiente che ha fotografato una realtà allarmante: il quadro che emerge dal dossier, che prende in esame 13 regioni, è tanto impressionante quanto paradossale con chilometri e chilometri di paesaggio costiero divorati dal cemento e dalla edificazione selvaggia.

“L’Abruzzo rappresenta dal punto di vista del consumo di suolo un caso emblematico proprio perché negli ultimi decenni è stata creata una vera e propria barriera tra il resto della Regione e il mare Adriatico con decine di palazzi realizzati (e appartamenti non venduti) praticamente sulla spiaggia come nei casi di Montesilvano, Silvi, Francavilla al Mare, Torino di Sangro e Vasto”, dichiara Luzio Nelli della segreteria regionale Legambiente, “l’aspetto più impressionante in questa Regione è che il paesaggio costiero ancora libero sia protetto solo parzialmente, visto che solamente il 9% dell’intera costa abruzzese risulta essere area protetta. L’istituzione del Parco della Costa Teatina tra Ortona e Vasto rappresenta l’unica garanzia a tutela dei valori paesaggistici del la costa dei trabocchi. Bisogna lavorare per ottenere norme di salvaguardia del consumo di suolo e pianificare l’inedificabilità a un km dalla costa”, conclude Nelli.

Insomma, tra le località che condividono il triste primato della corsa al mattone (frenata in questi ultimi anni solo dalla crisi del mercato immobiliare), c’è anche quella adriatica, dove le polemiche per il piano regolatore varato nel 2001 (quando il Comune era gestito dal centrodestra) non si sono mai sopite, anche perché l’attuale amministrazione di centrosinistra, nonostante le promesse elettorali, non ha mai messo mano alla variante, limitandosi solo ad approvare modifiche alle norme tecniche che non incidendo sulla destinazione d’uso dei terreni, hanno avuto uno scarso impatto sulla edificazione. Sul dossier di Legambiente non si registrano, al momento, commenti da parte dell’amministrazione comunale che si è sempre vantata di aver “riportato ordine nel caos urbanistico”.

Non la pensa così l’opposizione consiliare.

“Ho sempre sostenuto che il piano regolatore non è più del centrodestra, ma del centrosinistra che lo ha condiviso”, attacca Etelwardo Sigismondi, capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia, “la maggioranza che amministra la città da nove anni non ha avuto la forza politica, né la volontà di approvare una variante al Prg, limitandosi solo ad una raffozzonata modifica alla normativa tecnica, che non ha inciso sulla destinazione urbanistica dei terreni, l’unico modo per frenare la cementificazione. Lo stesso vale per gli altri strumenti urbanistici che, forse, andranno in porto a fine mandato dopo una lunga gestazione. E’ il caso del piano di recupero del centro storico che avrebbe potuto riportare gente nella parte vecchia della città”, conclude Sigismondi.

Anna Bontempo

 

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