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“Le carte vaticane rievocano l’abbazia di San Barbato di Pollutri”, una mostra per non dimenticare

 

“Le carte vaticane rievocano l’abbazia di San Barbato di Pollutri”; questo il titolo della mostra che si terrà dal 29 luglio al 14 agosto nei pressi della chiesa di Santa Maria del Piano a Pollutri. L’interessante esposizione è stata realizzata in occasione della ricorrenza del millenario di fondazione dell’abbazia (1015-2015) ed è curata da Vittorio Aruffo e Michele Del Monte. L’orario di visita è dalle 17.00 alle 19.00 e l’ingresso è libero. Tale mostra dà la possibilità di conoscere la storia di quest’abbazia, di cui molti  ignorano l’esistenza. Attualmente l’abbazia di San Barbato è poco più di un rudere. Come scrive lo storico Luigi Vittorio Zappacosta, autore del libro L’Abbazia di San Barbato in Pollutri, purtroppo “dove  per secoli è trascorsa una vita di grande operosità, ora regna un penoso silenzio….La campana scampata dalla rovina dell’Abbazia di San Barbato, oggi  è collocata, con le altre due, nella cella campanaria della Chiesa del Santissimo Salvatore di Pollutri”.  Dalle accurate ricerche dello storico, le cui fonte è stata la cronaca di Mons.Enrico Carusi, “dell’Abbazia di San Barbato si hanno notizie fino al 1789, anno in cui, con sentenza del 27.3.1788, della Regia Curia del Cappellano Maggiore di Napoli, essa e tutti i suoi beni venivano posti definitivamente a disposizione della Regia Corona.” Fino agli anni 1936-37, insieme ai resti della chiesa di Santa Lucia, che sorgeva accanto al monastero, si notavano ancora avanzi di un secondo piano e di un campanile. Ad oggi, si può conoscere la storia di questo monastero solo attraverso quest’interessante mostra, che ne ripercorre la storia.

Nausica Strever

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