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Una visita al faro con l’associazione teatrale Principe De Curtis

Rondini che svolazzano allegramente nei pressi del faro, una giornata serena, nonostante il temporale estivo che si è abbattuto su Vasto nelle prime ore della mattinata. Il tempo è stato favorevole alla visita del faro che si è svolta grazie a Biagio Santoro, maestro dell’associazione Principe De Curtis, assistente tecnico e reggente del faro. A coadiuvarlo, Andrea Guida, addetto tecnico del faro. I due si occupano di assicurarsi che il faro faccia luce tutte le notti e di mantenere alto il livello di pulizia della struttura, anche dell’area esterna perché “ai visitatori che arrivano sarebbe inopportuno mostrare una zona incolta all’ingresso del faro” spiega Andrea Guida, che vive all’interno del faro, mentre Biagio Santoro dimora nella sua casa privata a Vasto. Entrambi hanno illustrato ai presenti, appartenenti dell’associazione ed esterni, la storia e la struttura di questa lanterna. Come tutti sanno, il faro di Punta Penna è il secondo più alto d’Italia dopo quello di Genova, il quarto al mondo per altezza. Il faro, infatti, misura 70 metri e oscilla quando spira il vento a causa della sua parte non visibile che va a 30 metri sotto il livello del suolo e tocca la punta della roccia sulla quale si poggia la struttura;nella costruzione realizzata interamente in mattoni vi è poi un’intercapedine che crea il vuoto, altra causa di queste oscillazioni. Salendo i 307 gradini, si arriva in cima dove c’è la cosiddetta “camera di veglia”,  nella quale il farista di una volta controllava che la lampada a petrolio fosse sempre accesa e a fine notte, ricaricava il motore. Oggi la struttura funziona con l’ausilio di pannelli che girano in continuazione dando i lampi che sono punto di riferimento per i naviganti. Come garanzia per il buon funzionamento della lanterna, se vi sono dei problemi arriva un messaggio sul cellulare dei due guardiani. Il faro fu costruito nel 1906, è stato scelto un punto strategico per realizzarlo, dal momento che i tecnici esperti avevano ritenuto che quello di Punta Penna fosse un porto naturale, il più importante tra Ancona e Bari. Nel 1942, fu occupato dai soldati tedeschi, che prima di andare via pensarono bene di far esplodere la parte superiore dell’edificio, per cui il faro fu ricostruito da Olindo Tarcione e attualmente si presenta come una costruzione a forma di torre.

Nausica Strever

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