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Parco della Costa teatina, De Dominicis chiede un iter straordinario, ma sul suo operato tante perplessità

Alla vigilia della manifestazione NO Ombrina di Lanciano una testata online dell’area pescarese ha pubblicato una news nella quale si affermava che il Commissario ad acta per la perimetrazione del Parco della Costa teatina, Pino De Dominicis aveva ricevuto la sera prima “conferma, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri nella persona del Capo Dipartimento dell’Ufficio di Presidenza, Alberto Stancanelli, che la procedura suggerita nella lettera in cui comunicava il termine dei lavori è corretta”.

Non solo, ma una dichiarazione dello stesso De Dominicis riportava che egli stesso aveva “suggerito che la fase successiva dell’iter, che dovrà concludersi con il Decreto di istituzione del parco da parte del Presidente della Repubblica, non dovesse seguire la procedura ordinaria ma, al contrario, trattandosi di un lavoro commissariale, individuarne una straordinaria”.

Insomma, proprio alla vigilia della protesta si parlava del raggiungimento di un risultato importante, come quello di portare a casa il Parco, con una tempistica che a più di uno ha fatto storcere il naso.

Alcune perplessità, però, le abbiamo raccolte da più parti in questi giorni, a cominciare dalla visione delle tavole (sulle quali torneremo nelle prossime ore), che evidenziano una sensibile riduzione delle aree interessate dalla perimetrazione, il che ha portato, ad esempio, Mauro Febbo, che in qualità di assessore regionale alle Politiche agricole su quel progetto dovette lavorare, a affermare “l’elefante ha partorito un topolino” sostenendo la riduzione di un terzo (da circa 30.000 a solo 10.000 ettari) dell’area protetta.

Altre perplessità sono state sollevate nel corso di tutto il commissariamento circa il coinvolgimento in egual misura di tutti gli interessati, dai comuni alle organizzazioni agricole, dagli industriali agli ambientalisti, alle Capitanerie di porto e via discorrendo, e sul ruolo dello stesso commissario che nel suo mandato aveva l’unico compito di procedere alla perimetrazione ed invece ha provveduto anche alla zonazione e all’approntamento delle norme di salvaguardia.

Non da ultimo, la perimetrazione avrebbe dovuto essere disegnata in base anche a pareri tecnici di cui non sembra esserci traccia, mentre addirittura qualcuno ipotizza che si sia lavorato su mappe in scala 1:25.000 neanche troppo aggiornate.

Si tratta di mere voci di corridoio o di verità nude e crude? Staremo a vedere. Intanto nelle prossime ore vedremo cosa accadrebbe nel vastese qualora il ministero approvasse la documentazione presentata da De Domicinicis, anticipando che, come sollecitato da sempre dal primo cittadino vastese Luciano Lapenna, anche Palazzo d’Avalos è stato incluso nella perimetrazione in zona 1, ovvero quella con le maggiori restrizioni.

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