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D’Alessandro: non vogliamo imporre il nome di Desiati, ma chiediamo di ragionare insieme su questa candidatura

Chi dice che Massimo Desiati si sia autocandidato a Sindaco non dice il vero. Desiati è uno dei possibili candidati, come lo sono io, come lo è Sigismondi, come lo sono altri. Non lo è perché ex di qualcosa, ma perché impegnato in questi anni sulla fatica quotidiana del concetto, in una opposizione dura e pura ad un’Amministrazione sciagurata, in uno studio meticoloso delle sudate carte, in un ascolto continuo delle lamentele dei cittadini senza potere purtroppo, non avendo la guida delle operazioni, assumere decisioni risolutive. Di grazia, siete in grado di fare un nome che abbia maggior peso e credibilità per vincere la dura battaglia del 2016?

Quando nel 2006 Peppino Tagliente lanciò la propria candidatura alla guida di un Comitato Civico con tanti mesi d’anticipo, in una fase di indistinzione, litigiosità e confusione del centrodestra, fece benissimo e i voti del primo turno (29 percento a 10) dimostrarono che era lui il miglior candidato e non Giangiacomo, che divise lo schieramento consentendo la vittoria di Lapenna. Il problema è se si vuole ostacolare e impedire la candidatura vincente di Desiati o se si vuole contribuire ad irrobustirla, allargando l’alleanza a tutti coloro che vogliono collocare a riposo l’attuale Amministrazione.

Non vogliamo imporre Desiati né Desiati si permette di imporre alcunché. Diciamo ai partiti, alle liste civiche, ai consiglieri, alle associazioni, alle categorie che vogliono voltare pagina, di ragionare insieme su questa candidatura e sull’idea di città che abbiamo in mente. Vogliamo unire, non dividere. Il tavolo di Vastoduemilasedici non scende dal cielo, non è stato nominato dall’alto, non è nato nelle segrete stanze della politica politicante. Si è formato sul lavoro feriale di cinque consiglieri a stretto contatto con i problemi reali e urgenti dei cittadini.

Oltre a Desiati e Bischia di “Progetto per Vasto”, c’è Del Prete che ha guidato “Alleanza per Vasto” contro Lapenna, Sigismondi di “Fratelli d’Italia” e ci sono io, iscritto di “Noi con Salvini”. Tanto civismo e partiti che rappresentano il centrodestra alternativo a chi (non) ha amministrato fin qui. Non è una setta chiusa e asfittica. È una partenza per un viaggio lungo e pieno di difficoltà. Non ci sono cinque sedie, ci sono tante sedie.

Sta a chi è responsabile, a chi non vuole dividere, a chi non vuole riconsegnare la città a Lapenna e compagni, sedersi e lavorare insieme con un unico obiettivo: vincere e rilanciare Vasto. Questa, dopo dieci anni di Lapenna e compagni, è una città da rifondare, è una città morta da far rinascere. Una fatica immane.

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