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Scogliera inaccessibile, la storia infinita degli accessi al mare




Siamo negli anni ‘80, precisamente nell’ottobre di quell’anno quando venne annunziata la spesa, da parte dell’amministrazione Comunale di Vasto, di circa un miliardo di lire per il ripristino delle proprietà pubbliche delle strade di accesso al mare, per espropriazioni e per la creazione di zone di parcheggi attrezzati.
Il progetto che l’amministrazione doveva realizzare era suddiviso in tre fasi: il tratto di costa fiume Sinello-Porto di Vasto; Porto di Vasto-Vasto MarinaTrave; grosso tratto di arenile servito da insediamenti turistico alberghieri, dal Trave a Buonanotte.
Nel primo
tratto prevista la costruzione di una strada di collegamento sul tratto del corpo ferroviario dismesso, apertura degli antichi accessi comunali e vicinali, la acquisizione, per esproprio, di accessi già esistenti; accessi al mare in terra battuta o tufo o pietrame roccioso degradanti fino alle cale.

La seconda parte progettuale, per evitare l’accesso veicolare, prevedeva la realizzazione di alcuni parchi in fregio alla Statale n. 16, nei pressi degli imbocchi delle gallerie, le cui aree da mascherare con ulivi e vegetazione tipica. Gli accessi ferroviari concepiti in funzione di sottopassi esistenti o in corrispondenza di gallerie. Oltre al ripristino di tutti gli accessi comunali e vicinali esistenti, altri tratti ricalcando i sentieri esistenti lungo i confini particellari, e evitando lo spossessamento proprietario. Le strade vicinali comunali erano: “Vignola” ; “Vignola” III ; “Canale”; “San Nicola”; “San Nicola II”; “Casarza”; “Trave”; “Tubello”  e arenile Spesa: un miliardo di lire, di cui 750 milioni per la realizzazione e l’acquisizione di tali accessi.

Oggi, non solo di tutto quanto previsto non è stato fatto nulla, dopo quasi 40 anni, ma la situazione è venuta a ingarbugliarsi, anche per l’atteso piano spiaggia e gli accessi al mare fra le concessioni. Ananke! (dal greco “Sventura”) avrebbe esclamato qualcuno, sfogliando vecchie reminiscenze liceali, è possibile che un progetto tecnico (sia quello degli accessi, sia quello degli sbocchi al mare sull’arenile), che dovrebbe costituire la base per una razionale organizzazione del territorio della marina e dell’intero comparto turistico vastese, da proiettare quale elemento di qualificazione dell’attività di settore, faccia la fine così ramenga da suscitare la reazione compatta (o finora composta) della opinione pubblica?
 Giuseppe Catania (noi vastesi)

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