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Dimissioni Zavattaro, è botta e risposta tra D’Alessandro (Pd) e Febbo (FI)

Ne avevamo parlato già ieri, ma continuano a suscitare polemiche le dimissioni di Francesco Zavattaro da direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti. Ed arrivano dal sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale, Camillo D’Alessandro, le prime conferme alle pesanti accuse lanciate proprio da Zavattaro che aveva ricordato come “attorno a me stanno facendo tabula rasa” parlando oltretutto delle “pesanti ingerenze del presidente”, affermazioni che avevano portato Fabrizio Di Stefano e Mauro Febbo a chiedere chiarimenti.

Richiesta alla quale D’Alessandro risponde perentoriamente così: “i chiarimenti circa il giudizio sulla conduzione della Asl Lanciano-Vasto-Chieti li danno i numeri ed i cittadini. Ed i numeri sono implacabili nel descrivere come sia stata guidata fino ad oggi questa Asl”.

“Numeri, per esempio, rilevati dagli ispettori ministeriali così come sono inequivocabili i numeri relativi alla mobilità passiva. Come ha chiarito l’assessore Paolucci – ha aggiunto D’Alessandro – non c’è nulla contro la persona fisica del direttore generale ma c’è un giudizio profondamente, strutturalmente e nel merito negativo, mai tenuto nascosto. Per questo, Zavattaro farebbe bene a concludere il suo impegno alla guida della Asl Lanciano-Vasto-Chieti consentendo a chi ha vinto la elezioni di assumersi tutte le sue responsabilità attraverso la scelta di uomini e donne che possano migliorare la sanità in Abruzzo”.

Quel che appare evidente, nell’ultimo passaggio delle dichiarazioni di D’Alessandro, è che a distanza di un anno dalla vittoria alle elezioni regionali il centrosinistra abbia optato per una sorta di spoil system sull’onta delle molteplici richieste avanzate soprattutto dagli esponenti del PD. Senza dimentica che la testa di Zavattaro è stata chiesta da tempo dai democrat, vedasi l’on. Maria Amato, memori di quanto realizzato da Michele Caporossi ai tempi della sua conduzione della Asl teatina.

“Abbiamo vinto le elezioni – chiosa il sottosegretario alla presidenza della Regione – perché gli abruzzesi, a partire dalla sanità, ci hanno chiesto di camabiare. Ora Zavattaro ci consenta il cambiamento. Inoltre, – ha aggiunto D’Alessandro – furono proprio Febbo e la maggioranza di centrodestra che sosteneva la Giunta precendente a votare la ridefinizione delle Asl su base provinciale. Ma questa operazione non venne fatta in modo funzionale, ma solo per avere immediatamente disponibili le poltrone per i nuovi manager. Tanto è vero che nella Asl di Chieti tutte le scelte le ha subite la parte meridionale della provincia. Quando poi il mandato volgeva al termine, una delle ultime cose fatte dalla Giunta Chiodi è stata proprio quella di rinnovare gli incarichi per anni ai manager. Quindi, ora fa bene Zattaro a porsi il tema della compatibilità con il nuovo corso perchè non è compatibile”.

Parole, quelle di D’Alessandro, che non potevano rimanere senza risposta da parte di Mauro Febbo il quale parte in quarta e rilancia affermando “il giudizio di D’Alessandro sulla gestione Zavattaro è la conferma di come lui stesso, come del resto il Partito democratico, abbia una doppia morale che è ben divisa tra le cose che dichiara e le cose che fa”.

“Se la conduzione dell’Azienda sanitaria da parte di Zavattaro è stato così negativa – sottolinea Febbo – D’Alessandro ci dovrebbe spiegare perché la Giunta regionale è pronta a sborsare 10 milioni di euro per contribuire a mettere in pareggio il Bilancio e quindi, non essendo i conti in rosso, potergli assegnare successivamente una valutazione positiva. Quindi questa valutazione è positiva o negativa?”

Febbo rivendica l’operato della Giunta Chiodi che ha ridotto il numero della Asl abruzzesi da 6 a 4 rinfacciando al centrosinistra di aver fatto campagna elettorale promettendone una sola regionale (ma se finirà come l’Arap ci sarà poco da stare allegri, ndr) che “rimarrà solo una promessa, tant’è che ora il loro obiettivo sembra voler occupare “militarmente” le 4 poltrone dei direttori generali delle Asl per fare quello che Zavattaro ha denunciato rassegnando le sue dimissioni”.

Non sappiamo se Zavattaro sia incompatibile con il “nuovo corso” che la Giunta di centrosinistra vuole imprimere alla sanità abruzzese, che più probabilmente si concretizzerà in un “ricorso storico” – accusa ancora il presidente della commissione vigilanza della Regione Abruzzo – ma sono certo che il Manager della Asl teatina si è sempre dichiarato contrario alla chiusura dei reparti, all’intromissione della politica su questione prettamente tecnico-aziendali, ai licenziamenti dei dipendenti con contratto a “tempo determinato” e soprattutto all’occupazione “militare” delle Aziende sanitarie pubbliche tesa all’acquisizione del consenso elettorale”.

L. S.

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