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Sulla Sanità, dopo D’Alfonso aggredito (verbalmente) anche Paolucci

Sono giorni in cui la politica paga lo scotto delle indecisioni del passato e delle decisioni del presente (non sempre condivise e/o condivisibili) in un clima nel quale ai più pare che la scure dei sacrifici si sia abbattuta e continui ad abbattersi solo sui servizi e le tasche dei cittadini. Così si susseguono gli episodi di aggressioni, per ora solo verbali, che vedono oggetto rappresentanti delle istituzioni soprattutto quando si va a toccare, e pesantemente, il sistema sanitario.

Dopo quella al governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, sabato scorso in quel di Sulmona, dove chiuderà il punto nascita, costretto ad allontanarsi scortato dalla Forze dell’ordine, è stata la volta dell’assessore alle Politiche sanitarie Silvio Paolucci seguire la stessa strada fuori dalle porte del Consiglio regionale dopo aver subito quelle che il consigliere Piarpaolo Pietrucci (Pd) ha definito “aggressioni e minacce”, prontamente smentito dal segretario regionale Marco Rapino che provando a sminuire l’accaduto ha detto “non c’è stata alcuna aggressione.

L’assessore è stato oggetto di minacce verbali isolate e del tutto fuori luogo, al contrario di quel che è accaduto all’interno dell’Aula dove i toni sono stati decisamente più rispettosi ed istituzionali, anche alla presenza dei rappresentanti dei territori”, aggiungendo, poi, che “per sola precauzione e prevenzione le forze dell’ordine hanno accompagnato l’assessore, destinatario di gravi offese da parte dei manifestanti”.

“Mai, in nessun caso – ha detto Pietrucci – la violenza può sostituire il confronto e la discussione sulle idee, i programmi, gli obiettivi”. Su questo siamo sempre stati d’accordo, ma all’esponente del Pd ricordiamo anche che il confronto in Aula sui punti nascita ha portato democraticamente all’Emiciclo all’approvazione di una risoluzione che diceva qualcosa di importante, ma un’ora dopo la maggioranza aveva firmato un documento nel quale quella votazione veniva sbugiardato secondo una prassi che con la democrazia ha poco a che vedere.

E, forse, sono questi atteggiamenti che vanno ad esacerbare climi già roventi e sui quali bisognerebbe riflettere attentamente, perché non si può continuare a fare finta di niente e che le colpe siano sempre di chi alza la voce.

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